Altolà di Renzi sull’aumento dell’Iva: “Errore politico consigliato dai tecnici”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:36

Altolà di Matteo Renzi sull’aumento dell’Iva. L’ex premier, ospite a Porta a Porta, manda dei segnali ben precisi sulla “manovrina” che il governo Gentiloni dovrà varare nei prossimi mesi. Ribadisce “pieno sostegno” al presidente del Consiglio: “Giochiamo con la stessa maglia, nella stessa squadra, non conta chi fa gol”. Ma sottolinea che se il voto è “previsto nel 2018”, non si possono passare questi mesi a “parlarsi addosso: l’importante è fare cose concrete“.

Da qui al 30 aprile, l’ex premier dovrà battersi con Andrea Orlando e Michele Emiliano per la segreteria del Pd. “Orlando dicono sia forte tra gli iscritti e Emiliano nelle primarie aperte, io non lo so. Ho rispetto dei miei avversari e non passerò il tempo ad attaccarli. Uno l’ho scelto come ministro, l’altro l’ho aiutato a vincere in Puglia”. Ma al governatore che si dice favorevole a una futura alleanza con i Cinque stelle (“Mai però con Fi”), replica puntuto: “A cena è andato con Berlusconi. Non so se Grillo sceglierebbe Emiliano… Io aspiro ad avere la maggioranza”. E poi lancia la prima stoccata della campagna congressuale: sull’obbligo di vaccini a scuola, accusa, “non è stato chiaro come altri presidenti di Regione. Ma non giochiamo sulla pelle della gente, su queste cose non si scherza. Litighiamo su tanti argomenti, sui vaccini per avere un voto in più si perde la faccia e la dignità del Pd”.

Renzi torna sulla vicenda Consip, invocando processi “per arrivare alla verità”: “Umanamente sono preoccupato per mio padre ma sto con i giudici”. E sul piano politico respinge l’idea che esista un “sistema di potere toscano: è solo negli editoriali, non nella realtà”. Certo, i renziani non nascondono la preoccupazione per i sondaggi che danno l’affluenza alle primarie in picchiata come conseguenza della scissione e delle inchieste. Ma confidano che da qui al 30 aprile la tormenta giudiziaria si calmi. Renzi intanto mena fendenti a Bersani e D’Alema: “Con Bersani non ci siamo mai presi ma un partito non è ‘C’è posta per te…'”. E già guarda oltre, a una vittoria del congresso con una campagna che proietti poi il Pd più forte verso le politiche. Con un segretario che sia anche candidato premier.

Con Gentiloni, con cui a più riprese rivendica un rapporto saldissimo e “l’impossibilità di litigare”, si può arrivare a fine legislatura ma, sottolinea, solo se si “fanno le cose”, senza restare immobili. Quali cose? La battaglia in Europa, a partire dall’unione fiscale. E poi una politica economica che non “sprema” i cittadini. “E’ un errore politico oggi aumentare l’Iva in un momento come quello che stiamo vivendo”, afferma, dicendosi persuaso che quella che emerge in questi giorni non sia un’idea di Gentiloni ma di tecnici per i quali è “un evergreen”.

Dove allora trovare i soldi per la “manovrina”? I margini, secondo l’ex premier, ci sono senza far scattare le clausole di salvaguardia o aumentare le accise. Ma anche su un’idea come quella annunciata da Gentiloni di taglio delle tasse sul lavoro esprime i suoi dubbi: “La misura dei cinque punti nell’esperienza del governo Prodi non ha portato risultati. Io non l’ho fatta. Il governo deciderà e sulla base della proposta che viene fatta discuteremo”.

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