Abusivismo impunito, 9 demolizioni su 10 non vengono eseguite

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:20

Secondo l'indagine “Abbatti l'abuso” di Legambiente la Campania guida la classifica delle regioni per numero di ordinanze di demolizione emesse, sia nei comuni costieri che nei comuni dell’entroterra ma ha demolito solo il 3% degli immobili fuori legge.  “Case “vista mare” costruite nel totale disprezzo delle leggi, intere cittadelle dove non c’è nemmeno un mattone in regola- riferisce Adnkronos-. Negli ultimi decenni il cemento illegale ha invaso le coste italiane ma poco o nulla viene buttato giù e le demolizioni dei manufatti abusivi sono ferme al palo”. Su 32.424 ordinanze di demolizione emesse dal 2004 al 2018 in poco più del 20% dei comuni costieri italiani, solo 3.651 sono state eseguite: poco più dell’11%. Ma è solo la percentuale media.

Litorali devastati

In realtà, c'è chi fa davvero peggio: in Molise la percentuale è ferma allo zero, nelle Marche si sfiora l’1%, in Campania le demolizioni lungo il litorale negli ultimi quindici anni non arrivano neanche al 2%. E se nelle aree interne la media delle ordinanze di demolizione è di 23 a comune, spostandosi al mare il dato arriva a 247. “Se prendiamo in considerazione solo gli abusi realizzati lungo la costa in questa regione si contano ben 11.092 ordinanze emesse e solo 220 quelle eseguite – evidenzia Adnkronos -. In Calabria siamo al 5,2% e in Puglia al 6,4%. Tra le regioni del Sud, fa eccezione la Sicilia, che arriva a una percentuale del 15% nel rapporto tra ordinanze di abbattimento emesse e realmente eseguite. La performance migliore è del Friuli-Venezia Giulia, con il 45%. La reticenza dei comuni italiani nell’affrontare questo problema si riflette anche nella mancata trasparenza nel diffondere i dati sul fenomeno. In un quadro già di per sé negativo (all’indagine di Legambiente sull’abusivismo nei comuni italiani hanno risposto appena il 22,6% degli enti), i Comuni litoranei rispondono anche meno rispetto alla media nazionale: solo il 20,3% ha voluto fornire informazioni. Le regioni più trasparenti, sottolinea Adnkronos. sono state l’Emilia-Romagna, con il 64,3% dei comuni litoranei che ha messo a disposizione le informazioni; il Veneto con il 45,5% e la Sardegna con il 38%. In Campania e nel Lazio ha risposto il 16,7% dei comuni, in Sicilia il 16,4%, in Calabria il 10,3%, mentre solo il 7,5% dei comuni costieri della Puglia ha dato risposta, relegandola a fanalino di coda della classifica.

Concessioni balneari

In Italia sono ben 52.619 le concessioni demaniali marittime, di cui 11.104 sono per stabilimenti balneari, 1.231 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, mentre le restanti sono distribuite su vari utilizzi. Complessivamente si può stimare che le sole concessioni relative agli stabilimenti ed ai campeggi superano il 42% di occupazione delle spiagge, ma se si aggiungono quelle relative ad altre attività turistiche si supera il 50%, rileva il rapporto di Legambiente “Spiagge 2019”. In Liguria ed Emilia-Romagna ad esempio quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti, in Campania è il 67,7%, nelle Marche il 61,8%. “In alcune aree il continuum di stabilimenti assume forme incredibili, come in Versilia, dove sono presenti 683 stabilimenti sui 1.291 dell’intera regione. Risalendo dal Porto di Viareggio fino al confine Nord del Comune di Massa si possono percorrere lungo la spiaggia 23 chilometri a piedi con accanto stabilimenti di ogni tipo e dimensione, dove saltuariamente sopravvivono alcune strisce di spiagge libere che tutte assieme non arrivano ad un chilometro di lunghezza”, precisa l'associazione. Lo Stato incassa 103 milioni euro annui dalle concessioni. Il giro d’affari degli stabilimenti è di 15 miliardi di euro annui. Il prezzo medio di una giornata al mare è di 26 euro a persona. Per un abbonamento mensile 670 euro, per un abbonamento stagionale 1718 euro (lo scorso anno era 1368 euro).

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