130 anni fa il letterato Giulio Salvadori tornò alla fede

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:49

Il ritorno alla fede, 130 anni, dell’illustre letterato, il Servo di Dio Giulio Salvadori viene celebrato da enti religiosi e istituzioni accademiche con convegni sulla eredità e l’attualità del suo messaggio. Aretino di Monte San Savino, fu una figura straordinaria di intellettuale ed educatore cattolico, studioso innamorato di San Francesco d'Assisi.

Esigenza di verità

Un suo concittadino illustre, monsignor Vittorio Gepponi (presidente del Tribunale interdiocesano dell’Umbria, docente alla Pontificia Università “Antonianum” e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana “Santa Catenina da Siena”, autore di numerose pubblicazioni scientifiche in ambito giuridico e pastorale) lo ha definito “cultore dell’incontro” nel saggio pubblicato da Ailanthus. L'esperienza di Salvatori ha molto da testimoniare ancora oggi e il suo instancabile impegno a favore del dialogo in ambito culturale e sociale ne fanno sotto molti aspetti un precursore del pontificato dell’incontro di papa Francesco. Un costruttore di ponti che ha sempre tenuto aperta la possibilità del confronto per avvicinare mondi tra loro lontani e apparentemente inconciliabili. Come quando il filosofo e ministro fascista dell’istruzione Giovanni Gentile gli propose di scrivere una voce per la sua opera enciclopedica e lui rifiutò per l’esplicito dissenso dal regime e per non unire il suo nome alla schiera degli intellettuali che aderivano al progetto culturale ma al tempo stesso, con sensibilità umana, gli disse di mandargli il figlio per aiutarlo a compilare la voce con i suoi appunti.

Una vita tra i due secoli

Nato a Monte San Savino, nella Val di Chiana toscana, nel 1862, quarto di otto fratelli, visse a Roma gli anni della giovinezza. L’attività del padre Bernardo , commerciante di bestiami, subì una grave crisi agli inizi degli anni Settanta, provocandone il trasferimento a Roma, dove, pochi anni dopo, lo raggiunse tutta la famiglia e lo stesso Giulio che aveva iniziato la sua educazione nella città natale vicino a Giovan Francesco Gamurrini, archeologo ed erudito, il quale rimase fino alla morte un punto di riferimento non solo intellettuale. A Roma fu compagno d’università di D’Annunzio e Scarfoglio, seguace di Carducci, poeta e acceso critico letterario. Proprio in questo periodo giunse ad abbandonare la fede cristiana in cui era stato cresciuto dalla madre Elisa Nenci, cercando altre risposte all’esigenza di verità che impellente aveva nel cuore. Né il sapere, né l’arte, né, infine, le nuove teorie naturalistiche darviniane, poterono però dare completa soddisfazione alla sua sete di sapere.

L’impatto con la città eterna

A Roma, giovane capitale del Regno d’Italia frequentò il liceo e poi l’università. “Dei suoi primi anni rimangono alcuni contributi sulle storie e la poesia popolari editi, sotto la guida di Ernesto Monaci, nel Giornale di filologia romanza – sottolinea Treccani.it- Conobbe Edoardo Scarfoglio e Gabriele D’Annunzio e, giovanissimo, prese a collaborare a riviste letterarie, in particolare con la Cronaca bizantina di Angelo Sommaruga, che lo introdusse, oltre che all’amicizia con Severino Ferrari, Angelo Conti e Guido Mazzoni, alla critica militante e alla poesia sotto l’ala di Giosue Carducci”.

Fede e ragione

Dopo un travaglio spirituale, nel 1885 riabbracciò con piena ragionevolezza la fede. Scrisse, infatti, in una lettera del maggio 1885 all’amico Fogazzaro: “Io son tornato cristiano…”. Cominciò da qui quello che lui stesso chiamò il “rinnovamento”. Nel 1886 si iscrisse al Terz’Ordine Francescano. Grande poeta e scrittore ma prima di tutto vero educatore. Fu il primo docente di Storia della Letteratura Italiana all’Università Cattolica di Milano dove, fra gli altri, ebbe per allievi nomi che poi sarebbero divenuti famosi come il cardinale Giovanni Colombo, Amintore Fanfani, Bonaventura Tecchi, lo scrittore Nello Vian, segretario della Biblioteca Vaticana e poi segretario generale dell’Istituto Paolo VI di Brescia.

Talento formidabile

“Insegnò, ancor prima della laurea, al liceo Stabili di Ascoli Piceno e lì, tra l’inverno e la primavera del 1884-85, avvenne in lui un cambiamento radicale che lo riportò alla fede cristiana, facendogli vestire l’abito del terzo Ordine francescano nel 1887- spiega l'Enciclopedia italiana -. Importanti in questa svolta furono l’amicizia di Antonio Fogazzaro e la discreta presenza della zia materna Giannina Nenci Pistoi”. Dopo la laurea alla Regia Università di Roma con una tesi sul dolce stil nuovo, lasciò Ascoli Piceno per insegnare dapprima ad Albano Laziale e poi a Roma (ginnasio Mamiani, Umberto I, Visconti, liceo Tasso). “Ottenuta la libera docenza in letteratura italiana (relatore Carducci) e un incarico all’università, vi tenne corsi di stilistica dal 1901 al 1910 e dal 1917 al 1923 – sottolinea Treccani.it-. Dopo aver assolto tale impegno, Salvadori (che era già stato proposto nell’aprile del 1912 da Luigi Luzzatti come successore di Giovanni Pascoli sulla cattedra di Bologna) venne chiamato, nell’autunno del 1923, alla cattedra di letteratura italiana all’Università Cattolica per la scelta di Agostino Gemelli (dopo la rinunzia di Giovanni Papini) e nella stessa facoltà ebbe anche quella di studi danteschi”.

L'impegno sociale

Con il ritorno alla fede e sulla scia dell'esperienza della Union pour l'action morale del francese Paul Desjardins, introdotto a Roma da Dora Melegari, si impegnò nel campo sociale partecipando alle iniziative di un vasto gruppo di amici che dettero vita all’Unione per il bene (e al suo periodico L’Ora presente 1895-97) cui parteciparono, tra gli altri, Giovanni Semeria, Paul Sabatier, Angelo De Gubernatis, Fogazzaro e Luzzatti, caratterizzata da una forte spinta religiosa non confessionale e non vicina (nella sua esperienza) alle dottrine moderniste e alle vicende politiche. L’Unione, dovuta all’iniziativa di Antonietta Giacomelli e dello stesso Salvadori, si dedicava all’aiuto degli abitanti dei quartieri poveri della capitale (come Testaccio e San Lorenzo).

Il processo di beatificazione

Uomo di grande pietà, sostenitore e promotore di opere educative e caritatevoli; instancabile assertore, nel panorama culturale dei suoi tempi, della necessità di riappropriarsi delle radici cristiane su cui è nata la nostra civiltà. Un personaggio attualissimo, quindi, che visse intensamente la realtà avendo per orizzonte l'incontro con Cristo. Morì a Roma il 7 ottobre 1928 e fu sepolto nel cimitero del Verano. Il 16 novembre 1935 le sue spoglie furono traslate nella cappella di San Francesco nella basilica di Santa Maria Aracoeli sul colle del Campidoglio a Roma. La Chiesa cattolica ha, già da tempo, dato avvio al processo di beatificazione. Su ordine dell’autorità ecclesiastica, sono state e si continuano a raccogliere le testimonianze per istruire il suo processo di canonizzazione.

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