Istruzione sotto attacco: i bambini senza scuola nei Paesi in guerra

L'Unicef denuncia che 93 milioni di bambini non frequentano la scuola a causa dei conflitti e Save the Children riporta l'aumento del 40% degli attacchi agli istituti scolastici

Foto di Khaled Akacha: https://www.pexels.com/it-it/foto/rotto-tavoli-sedie-abbandonato-4881685/

Una delle vittime della guerra è il diritto all’istruzione. L’Unicef denuncia che 93 milioni di bambini non possono andare a scuola a causa dei conflitti e questo incide negativamente sul loro apprendimento. Nove su dieci di quelli che vivono nei Paesi coinvolti non sono in grado di leggere testi semplici. Save the Children riporta che nel biennio 2024-2025 gli attacchi all’istruzione sono aumentati del 40% e in tante parti del mondo, come il Libano, a Gaza, in Cisgiordania, in Sudan, in Ucraina e in Repubblica democratica del Congo o si trovano gli istituti ancora chiusi o iniziano l’anno scolastico senza avere le aule. In occasione della Giornata internazionale per la protezione dell’istruzione dagli attacchi sia l’agenzia Onu per l’infanzia che l’organizzazione internazionale richiamano i Paesi alla Dichiarazione sulle scuole sicure e a tradurre gli impegni presi in fatti concreti.

93 milioni di bambini

In tutto il mondo 93 milioni di bambini non frequentano la scuola a causa di conflitti e sfollamenti e restano lontani dall’istruzione per mesi, a volte per anni. Lo ricorda l’Unicef in occasione della Giornata internazionale per la protezione dell’istruzione dagli attacchi. Dal 2005 al 2025, l’Onu ha verificato oltre 15.000 attacchi contro scuole in zone di conflitto, nel solo 2025, sono stati più di 1.600. L’impatto non riguarda solo l’accesso all’istruzione, ma anche l’apprendimento. Oltre il 90% dei bambini nei paesi colpiti da conflitti non è in grado di leggere un testo semplice all’età di 10 anni.

I costi dell’inazione

Secondo l’Unicef, l’istruzione è stata cronicamente trascurata nei finanziamenti umanitari, anche prima dei recenti tagli agli aiuti. Nel 2025, i donatori hanno fornito solo il 24,3% dei fondi totali necessari per l’istruzione, rendendola uno dei settori più sottofinanziati. Il costo dell’inazione “è devastante: ogni mese in cui un bambino non frequenta la scuola aumenta il rischio di abbandono scolastico definitivo, matrimoni precoci, sfruttamento, reclutamento da parte di gruppi armati e povertà a lungo termine. L’istruzione non è solo un diritto fondamentale; è un intervento che salva vite e cambia la vita, che protegge i bambini, ridona speranza e contribuisce a costruire società più resilienti e pacifiche”.

La Dichiarazione sulle scuole sicure

Ad oggi, ricorda ancora l’Unicef, 123 Stati hanno sottoscritto la Dichiarazione sulle scuole sicure, impegnandosi a proteggere studenti, insegnanti, scuole e università dagli effetti dei conflitti armati e a garantire la continuità dell’apprendimento anche durante le crisi. Save The Children chiede ai governi di sottoscrivere la Safe Schools Declaration, traducendone gli impegni in misure concrete. In vista della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’organizzazione chiede inoltre ai leader mondiali di impegnarsi per assicurare il pieno rifinanziamento della Global Partnership for Education, destinando 5 miliardi di dollari per contribuire a contrastare la crescente emergenza educativa globale entro il 2030.

L’aumento degli attacchi

Nel biennio 2024-2025, gli attacchi all’istruzione nel mondo sono aumentati di oltre il 40% rispetto al biennio precedente, con conseguenze drammatiche per milioni di bambini e bambine che vivono in contesti di conflitto. A denunciarlo è Save the Children, in una nota, in occasione della Giornata Internazionale per la protezione dell’educazione dagli attacchi armati che si celebra ogni anno il 9 settembre. “Nessun bambino dovrebbe essere costretto a scegliere tra andare a scuola e sopravvivere. Le scuole sono strutture civili protette dal diritto internazionale umanitario e non dovrebbero mai diventare bersaglio di attacchi o essere utilizzate per scopi militari”, ha commentato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children. Secondo l’organizzazione, in Libano, circa 100.000 bambini iniziano il nuovo anno scolastico senza un’aula in cui studiare. A Gaza, circa 700.000 bambini in età scolare sono rimasti privi di un accesso adeguato all’istruzione. In Cisgiordania, operazioni militari rendono sempre più difficile per oltre 834.000 studenti accedere all’istruzione in modo sicuro e continuativo, mentre in Sudan, 10,5 milioni di minori necessitano di supporto educativo. In Ucraina, quasi una scuola su cinque (19%) è costretta a ricorrere a formule di insegnamento miste tra presenza e remoto, mentre nella Repubblica Democratica del Congo, a giugno 2026, 261 istituti scolastici risultavano ancora chiusi a causa delle violenze, con un impatto sull’accesso all’educazione di quasi 98.000 bambini.

Fonte Ansa

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