In fase 2 l’Alto Adige riapre, ma il governo impugna

Le Regioni mordono il freno, ma prosegue il confronto con il Governo sul riavvio delle attività commerciali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:32
Un negozio di Roma chiude a seguito del decreto dell'11 marzo - Foto © Marco Di Lauro per Cnbc
Dopo la fine del lockdown e sulla scia dei dati che rincuorano sul numero dei contagiati, i governatori spingono sull’acceleratore. Il presidente della provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, ha rotto gli indugi. Il Consiglio provinciale ha approvato nella notte una legge che consente una graduale ripresa delle libertà di movimento, delle attività economiche e delle relazioni sociali. Un atto che il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, annuncia di voler impugnare, “limitatamente alle parti in contrasto con le regole sulla sicurezza sul lavoro”.
“Nessuno strappo con Roma, loro erano informati anche perché abbiamo inviato il testo delle legge con la richiesta di eventuali suggerimenti. La nostra è una ripresa in sicurezza che coinvolge tutti i cittadini per una responsabilità comune“, spiega all’AGI Kompatscher che a Roma chiede anche di agire in Europa per “riaprire i confini” perché, sottolinea, “stando al livello di contagio non ha più senso” tenerli chiusi.

La decisione dell’Alto Adige

Scelte, quelle dell’Alto Adige, che ricevono il consenso di Matteo Salvini: “Hanno deciso di riaprire i servizi per l’infanzia da lunedì 18, per aiutare in modo concreto le famiglie con figli che tornano a lavorare. É la strada giusta”, scrive su Twitter il leader della Lega. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, rinnova intanto la richiesta al governo di concedere più autonomia sulla riapertura dei negozi. “Credo che bisogna sempre avere la buona misura del compromesso. E penso che se dal 18 potesse ripartire la gran parte delle attività che sono chiuse in questo momento, potrebbe essere un buon compromesso”, dice a il presidente dell’Emilia Romagna. “É evidente che servono linee guida nazionali – precisa – e che venga chiuso il protocollo di linee guida di sicurezza per i lavoratori di quei comparti”.

Intanto il sindaco di Milano minaccia di chiudere i navigli

Se i  governatori chiedono di riaprire, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, minaccia di chiudere i Navigli e l’asporto. Le immagini e i video girati ieri nella zona della movida “sono vergognose”, afferma su Facebook e poi si rivolge direttamente ai giovani: “O le cose cambiano oggi, non domani, oggi, non è un ‘penultimatum’ un ultimatum, o io domani prenderò provvedimenti: chiudo i navigli, chiudo l’asporto. E poi lo spiegate voi ai baristi perché il sindaco non gli permette di vendere. Non permetterò – conclude – che l’1% metta in difficoltà il 99% dei milanesi”. 

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.