Un desiderio incompiuto di papa Francesco: “Voglio venire alle Canarie”, confidava ad un vescovo dell’arcipelago il 27 gennaio 2025, pochi mesi prima della morte. Lo aveva espresso anche pubblicamente, questo desiderio, il 13 settembre 2024, in aereo, di ritorno da Singapore: “Sto pensando un po’ a visitare le Canarie, perché lì ci sono situazioni difficili legate ai migranti che arrivano dal mare e mi piacerebbe essere vicino ai governanti e alla gente”. Una giornalista spagnola, Eva Fernandez, il 26 settembre 2024, durante il volo papale diretto in Lussemburgo, gli consegnò un pacco di lettere di immigrati africani ospiti dei Centri di accoglienza delle Canarie: gli raccontavano le peripezie drammatiche dei loro viaggi in barcone e le condizioni difficili della loro “reclusione”; lo aspettavano con grandi speranze.
Papa Leone ha raccolto queste speranze, compiendo il desiderio del suo predecessore. Sarà il primo Papa della storia a spingersi nelle isole Canarie, l’11 e il 12 giugno. Nella “Lampedusa spagnola” il Papa visiterà la realtà dura dei centri di accoglienza e vedrà con i propri occhi i percorsi di integrazione, a Las Palmas e a Tenerife. Quella delle Canarie è una delle rotte più letali dell’immigrazione, sebbene nel 2025 si sia registrato un calo degli arrivi le stime delle Ong spagnole parlano di almeno 12mila persone morte o scomparse negli ultimi tre anni durante l’attraversata dalle coste occidentali africane. Un dramma umano, che interpella la sensibilità dell’Unione Europea alla quale la Spagna chiede aiuto per fronteggiare l’impatto degli sbarchi.
Francesco pensava ad un viaggio mirato, alle sole Canarie, in continuità con lo stile dei suoi viaggi brevi e emblematici nelle periferie europee. Leone XIV invece lo inserisce come tappa finale di una visita lunga e densa di appuntamenti che lo porterà prima a Madrid (6-8 giugno) e poi a Barcellona (9-10 giugno). Nella capitale spagnola il Papa è stato invitato a tenere un discorso nel parlamento, evento senza precedenti per questo paese che non ha ancora superato la memoria lacerante della guerra civile e del sostegno della Chiesa al franchismo. La Spagna laica e anticlericale ha protestato ma finora i rimbrotti hanno prodotto solo qualche limitata defezione tra i banchi del Congresso dei Deputati. Elettrizzano di più, i media spagnoli e non solo loro, le voci di un possibile incontro fra il Papa americano e il popolare rapper portoricano Bad Bunny, a Madrid per un concerto negli stessi giorni.
Se nella capitale Leone XIV incontrerà la Spagna del potere politico, a Barcellona incontrerà quella dell’arte cristiana e della fede. Sarà il Papa infatti a presiedere la cerimonia di inaugurazione della Torre di Gesù Cristo nell’eterno cantiere della Sagrada Familia, la cattedrale progettata da Antoni Gaudì, il grande architetto convertito al cattolicesimo, di cui proprio il 10 giugno ricorre il centenario della morte, mentre procede spedita la causa di beatificazione. La Torre è alta 172,5 metri, nella sua guglia più alta è stato posto l’Agnus Dei realizzato da un artista italiano decisamente controcorrente, Andrea Mastrovito: tifosissimo dell’Atalanta, il volto del suo stupendo Crocifisso dipinto per l’Ospedale san Giovanni XXIII, di Bergamo, ha le sembianze di uno degli ultrà della squadra locale di calcio, chiamato Il Bocia.
Nei suoi dodici discorsi, cinque saluti e cinque omelie il Papa non mancherà di toccare uno dei temi più dolorosi della Chiesa cattolica spagnola in questo momento: gli abusi sessuali del clero. Pochi mesi fa è stato firmato un accordo tra il governo e la Chiesa cattolica per indennizzare le vittime di abusi commessi da religiosi. Secondo dati del País, in Spagna sono 1.621 i religiosi accusati di aggressioni sessuali e 3.108 le vittime che le hanno patite. Nel programma ufficiale della visita non figura un incontro delle vittime con il Papa ma è prevedibile che ci sarà, senza clamore mediatico, nella discrezione amata da Leone.

