“Pace” è la prima parola pronunciata da Robert Francis Prevost dalla Loggia delle Benedizioni. Un luogo-simbolo, utilizzato per annunciare al mondo il nuovo Pontefice e per benedire “Urbi et Orbi”. La Basilica di San Pietro non ebbe da sempre una loggia delle benedizioni: in occasione delle grandi cerimonie, si erigeva davanti alla Basilica un pulpito provvisorio in legno, uso che si protrasse per molto tempo. La realizzazione di una loggia fu iniziata da Pio II (1458-1464) a oriente, sul fianco dell’ingresso alla Basilica, dinanzi alla gradinata che conduce alla piazza. La loggia visibile oggi nel secondo ordine della facciata fu costruita su progetto di Carlo Maderno ed utilizzata per la prima volta, per la benedizione dell’Ascensione, il 13 maggio 1611. Essa riveste grande importanza, in quanto dopo la conclusione del conclave, il primo cardinale diacono proclama il nome del nuovo pontefice. In occasione delle solennità del Natale e della Pasqua, dalla loggia, il Papa impartisce la benedizione Urbi et Orbi (rivolta non soltanto alla città di Roma, Urbi, di cui il papa è Vescovo, ma a tutto il mondo cattolico, Orbi). Il 6 febbraio 1922, il neo eletto Pio XI (1922-1939), diede da qui la sua prima benedizione Urbi et Orbi, avvenimento che non si verificava dal 1870 con Pio IX (1846-1878). Il gesto ebbe un enorme valore simbolico.

Appello di pace
L’appello alla pace lanciato da Leone XIV nel corso del Regina Caeli da Piazza San Pietro campeggia sui siti delle principali testate di tutto il mondo. Il New York Times sottolinea come Robert Prevost abbia “ripreso temi che il suo predecessore Francesco affrontava regolarmente“. Le Monde dal canto suo mette in luce le potenziali differenze fra il Pontefice e il suo predecessore sull’Ucraina. Il nuovo Papa – scrive il giornale francese – ha auspicato una “pace autentica, giusta e duratura” tra Kiev e Mosca mentre Francesco era più propenso a chiedere “una pace immediata”. Le parole del Santo Padre vengono riprese anche dai media di Kiev. Leone XIV ha affermato di portare nel cuore “la sofferenza dell’amato popolo ucraino”, scrive Ukrainska Pravda. La “pace giusta” chiesta dal Papa insieme al “cessate al fuoco a Gaza” sono i due argomenti scelti da El Pais. La Bbc infine parla di appello per la “fine delle guerre” in un messaggio rivolto “alle potenze mondiali” e, oltre all’Ucraina e a Gaza, registra anche la speranza espressa da Prevost per un “accordo duraturo” fra India e Pakistan.

Concetto di pace
La pece, secondo Treccani.it, è la condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti. Sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi. Sia all’esterno, con altri popoli, altri stati, altri gruppi. Periodo, stato, tempo di pace, la difesa della pace, mantenere, consolidare la pace. “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, parole dell’inno angelico (Gloria) che si recita o canta all’inizio della messa (formula che deriva dal Vangelo di Luca 2,14). Quella sognata da Francesco prima e da Leone XVI ora è una Chiesa aperta, che esce da se stessa, si china sui poveri, si spalanca al mondo e all’umanità, sentendosene parte e sapendo di condividere la sua sorte e di avere contratto, in Cristo, un debito di servizio nei suoi confronti. Anche tale vivo e pressante afflato, che emerge da ogni parola e ogni gesto, riporta al Concilio, e in particolare alla Gaudium et Spes, che costantemente sollecita la Chiesa ad aprirsi al mondo. Non per perdere la sua identità, ma appunto per trovarla, in quanto essa esiste per la missione. E la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo non è altra cosa rispetto a quella dogmatica sulla Chiesa. Ne è invece la naturale prosecuzione e il compimento. Essa indica alla Chiesa la via della solidarietà con il genere umano, al fine di adempiere al mandato di Cristo. La carità, che deve animare la Chiesa al suo interno e la rende sacramento di salvezza, la deve spingere anche verso l’esterno, in modo da trasmettere ciò che ha ricevuto e la costituisce, e assicurandone l’unità negli intenti e nella prassi.

Moderni Attila
“Speriamo che Papa Leone XIV possa fare come Leone Magno, che uscì da Roma a cavallo, completamente disarmato, e andò incontro ad Attila, il capo degli Unni, ci parlò e riuscì a fermarlo”, afferma l’arcivescovo maggiore di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, il quale rimarcando l’espressione usata dal nuovo Pontefice “una pace disarmata e disarmante” ha sottolineato che essa deve essere anche una “pace giusta”. Shevchuk ha ricordato che a fine giugno in Vaticano si terrà il sinodo di tutti i vescovi greco-cattolici dell’Ucraina e sarà quindi quello un buon momento di confronto con Leone XIV. Per l’arcivescovo di Kiev “se il dialogo o anche le trattative non rispettano il diritto internazionale, sono prive di ogni tipo di fondamento”. “La Russia non vuole fermare la guerra. E sta usando anche la diplomazia per coprire questa mancanza di volontà“

