Yemen, attentato alla residenza dell’ambasciatore iraniano: un morto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:02

Un’autobomba è esplosa davanti alla residenza dell’ambasciatore iraniano a Sanaa, capitale dello Yemen, che non era però in casa al momento dell’attentato. Secondo quanto riportano le autorità locali, non è ancora chiaro se il veicolo fosse guidato da un kamikaze o comandato a distanza: una persona è stata uccisa dalla detonazione, mentre altre 17 sono ferite.

L’attentato è avvenuto nel quartiere di al Hada, a sud di Sanaa, dove si trovano la maggior parte delle ambasciate e delle residenze diplomatiche: l’autobomba era parcheggiata vicino all’ambasciata francese e al quartier generale dei servizi segreti yemeniti. Il diplomatico Hassan Sayed Nam aveva appena assunto l’incarico a Sanaa: al momento dell’esplosione non era in casa. L’identità della vittima rimane poco chiara: una fonte dei servizi di sicurezza ha detto che si tratta di una guardia della residenza, ma un portavoce del ministero dell’Intero, citato dall’agenzia ufficiale Saba, ha riferito che sarebbe invece il figlio di un membro della security.

L’esplosione ha divelto la facciata della residenza dell’ambasciatore e causato danni importanti agli edifici circostanti, rompendo i vetri delle case in una raggio di un chilometro. Nella zona, subito dopo l’attentato, oltre alle forze di sicurezza yemenite, sono arrivati anche miliziani del gruppo sciita Huthi, vicini all’Iran, che hanno aiutato a ripulire la zona dalle macerie e hanno organizzato la vigilanza.

Il Paese è accusato di sostenere le milizie sciite che stanno cercando di espandere la loro influenza in molte zone e hanno già conquistato il controllo della Capitale. Si tratta infatti del secondo attacco contro l’Iran quest’anno in Yemen: il 18 gennaio, il responsabile finanziario della legazione, Ali Ashgar Asadi, fu ucciso da uomini armati mentre lasciava la sua residenza. Un altro diplomatico iraniano, Ahmad Nour-Nikbakht, rapito a luglio nella capitale, è ancora in mano ai suoi sequestratori che sarebbero, secondo fonti tribali, uomini di al-Qaeda.

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