Wto: va in scena lo scontro Usa-Cina

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:00

Si alza la tensione sull'asse Usa-Cina. Questa volta, però, non c'entra la Corea del Nord ma l'opposizione di Washington al riconoscimento di Pechino quale economia di mercato nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Mossa che il Dragone ha definito una “reminiscenza della Guerra Fredda“. Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha obiettato che “il cosiddetto status di economia non di mercato non esiste tra le regole multilaterali del commercio” alla base del Wto. “E' solo una reminiscenza di legge interne di alcuni membri del Wto nel periodo della Guerra Fredda”, ha detto Geng.

Il veto

La questione è un altro importante tassello dei rapporti tra i due Paesi: l'amministrazione di Donald Trump, per ribilanciare il deficit di 347 miliardi di dollari accusato nel 2016, ha dato il via a una serie di misure che, da ultimo, hanno preso di mira le importazioni di alluminio dalla Cina. Giovedì un documento americano diffuso a Ginevra ha espresso sostegno all'Unione europea che si oppone ad accettare lo status di economia di mercato alla Cina che, se concesso, renderebbe più complicato vincere i casi di anti-dumping contro Pechino  nell'export di beni a prezzi impropriamente bassi. Washington ha affiancato Bruxelles nel rigetto delle richieste della Cina di riconoscere la condizione di economia di mercato in automatico all'11 dicembre 2016, data di scadenza dei 15 anni di regime transitorio concordati alla firma del protocollo di adesione di Pechino al Wto del 2002.

Motivazioni

Usa, Ue, Giappone e altri Paesi si sono opposti ritenendo che il cambio di status non sia de plano, ma legato all'apertura dei suoi mercati e agli altri impegni correlati che – è l'accusa – non hanno ancora trovato attuazione. Gli Stati, stando così le cose, possono usare l'approccio del Paese surrogato nei confronti di Pechino “per calcolare le misure anti-dumping” sull'export: in conformità “con l'Art.15 del protocollo” che è il sistema che usa i costi di produzione in un Paese terzo per il calcolo del valore dei prodotti da economie non di mercato.

Reazioni

“I membri devevano finire la pratica del 'Paese surrogato' nell'indagine anti-dumping contro la Cina per dicembre 2016. Questo è chiaro e fuor di dubbio”, ha notato Geng. “Tutti i membri del Wto devono onorare gli impegni e le promesse, strettamente sostenute dal diritto internazionale e onorare gli obblighi sotto gli accordi internazionali”. La questione, dal lato cinese, è stata anche sollevata nella visita a Pechino del ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire, per il quinto Dialogo economico e finanziario di alto livello Cina-Francia tenuto alla Diaoyutai State Guesthouse. Le parti hanno diffuso un comunicato congiunto dando sostegno al libero commercio “basato su benefici reciproci”. L'Ue e i singoli Paesi europei, tuttavia, hanno aumento il pressing sulla Cina per ottenere la reciprocità, a partire dall'accesso ai mercati alle compagnie europee impedito o disseminati di ostacoli di vario tipo.

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