Warren e Harris, tutto il rosa della corsa Dem

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:32

Archiviate i primi due round di dibattiti, i candidati del Partito democratico americano fanno i primi conti sui risultati ottenuti. O su quelli persi. C'è chi esce con le ossa rotte e, incredibilmente, sono i favoriti dai bookmakers. Chi si aspettava Beto, si trova di fronte una figura lontana anni luce dal fulmine di guerra delle statali in Texas, vedendosi costretto a girare lo sguardo sul vicino Julian Castro, che si aggiudica il derby texano (uno è di El Paso, l'altro di San Antonio) mangiandoselo sul suo terreno, quello dell'immigrazione e facendo lievitare in modo sensibile l'asticella del gradimento per lui che, fino a quel momento, galleggiava attorno all'1% contro il 4% del rivale. Qualcun'altro puntava su Joe Biden, quello più avanti nei sondaggi e atteso da un confronto tutto pepe con Bernie Sanders, per capire chi fra i due potesse assumere la mini-leadership della vecchia guardia. Il risultato è che tutti e due (chi più, chi meno) ne escono male: uno (Biden) viene stracciato sul terreno del confronto da Kamala Harris (che lo accusa sul presunto passato di accordi coi segregazionisti) finendo per citare Obama che neppure ha detto di appoggiarlo; l'altro (Sanders), soffre i toni del dibattito, regalandosi perfino una gaffe finale contraddicendo una sua stessa citazione sul tema delle armi.

Elizabeth

In pratica, chi partiva favorito esce ridimensionato dal palco di Miami, lasciando spazio a chi, dalla sordina iniziale, dà l'impressione di aver cominciato a fare sul serio. E la carica degli outsider arriva soprattutto dalle quote rosa, visto che a contendersi la palma di trionfatrice della prima tranche di dibattito sono Liz Warren e la stessa Kamala Harris. C'è anche Julian Castro, forse il più abile nel destreggiarsi in fase di confronto ma, comunque, affiancato da due figure in fortissima ascesa come la senatrice del Massachusetts e quella della California. La linea del consenso, quindi, sembra correre in linea semi-retta dalla costa Atlantica a quella Pacifica, con le due candidate che riescono a trarre il massimo profitto dai loro temi forti: coraggiosa la Warren, che prende posizione sul tema della riforma sanitaria dichiarando esplicitamente di essere favorevole (come De Blasio) a rivedere una norma storica del sistema ospedaliero americano. E, a suo modo, esaspera il tavolo delle primarie piazzandoci sopra una ventina di proposte (il doppio o il triplo dei rivali), tutte a tema sociale (scuola, internet, green economy) e tutte sostenute e approfondite tramite consulenze di competenza in pieno stile Warren, tanto da spingere i media a lanciare il motto “Warren has plan for that”. La senatrice, poi, mostra abilità anche in fase di dibattito, riuscendo nel difficilissimo intento di interpellare gli altri senza quasi farsi interpellare a sua volta. Tecnica affinata negli anni, che ha fatto presa sugli elettori già prima del palco di Miami.

Kamala

Diversa da Liz Warren ma anche da Kamala Harris ci si aspettava parecchio. La senatrice californiana porta al dibattito la sua verve tipica, doppia Biden nel face to face costringendo l'ex vicepresidente praticamente sempre sulla difensiva, tranne nei momenti in cui il candidato ha messo nel mirino Donald Trump, terreno fertile comune a tutti i venti in campo e che, almeno inizialmente, sembrava aver pagato per l'ex senatore del Delaware. Come O'Rourke e Sanders (che comunque riguadagna posizioni schierandosi, come Warren, a favore dell'estensione del medi-care), però, anche Biden subisce in fase di confronto, mentre la Harris si presenta in forma smagliante, con uno stock di cavalli di battaglia nel taschino che riesce a schierare con tempismo e abilità al momento giusto, aggiudicandosi la serata. Particolarmente sentito il tema dell'immigrazione (lei, di origini indoamericane), vissuto in prima linea prima come Attorney poi come senatrice della California, e sul quale si schiera direttamente contro Trump, sovrastando con toni appassionati anche le lilnee più agguerrite dei suoi rivali. Emblematico quando mette sul piatto una frase che riassume un po' tutto, anche l'American Dream: “Ok ragazzi, l’America non vuole assistere a una lotta alimentare, vogliono sapere come metteremo il cibo sui loro tavoli”. Frase fatta? Forse, ma di sicuro un colpo da k.o.

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