VENEZUELA, CONDANNATO A 13 ANNI E 9 MESI DI RECLUSIONE IL LEADER DELL’OPPOSIZIONE

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:30

Leopoldo Lopez, 44 anni, leader dell’opposizione venezuelana, è stato condannato a 13 anni e 9 mesi di carcere da un tribunale di Caracas. Lopez è a capo del partito Voluntad Popular che da anni si oppone al governo di Nicolàs Maduro, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 14 aprile 2013. Maduro si è mosso sulla linea politica del predecessore Hugo Chávez, il socialismo bolivariano, ma – secondo gli oppositori – è l’artefice della grave crisi economica in cui versa il Paese. In particolare, le politiche economiche post-Chàvez hanno portato a razionamenti e scarsità dei generi di prima necessità e a tensioni diplomatiche con i vicini Stati Uniti.

Secondo la tesi dell’accusa, riconosciuta dalla sentenza di oggi, Lopez è responsabile di associazione a delinquere, incendio, danni alla proprietà pubblica e istigazione alla violenza di piazza con riferimento alle rivolte antigovernative del 2014 durante le quali morirono oltre 40 parsone. La sentenza lo ha dunque ritenuto colpevole dei tafferugli di quella giornata, durante la quale i manifestanti dell’opposizione affrontarono la polizia, bruciarono automobili ed attaccarono la sede della Procura centrale di Caracas.

L’arresto e il processo di Lopez sono stati denunciati come arbitrari da organismi internazionali, come la Commissione Interamericana per i Diritti Umani e la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, da Ong di difesa dei diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch e da soggetti politici come il presidente Barack Obama e l’Europarlamento di Strasburgo.

L’iter processuale è infatti stato contrassegnato da diverse irregolarità: tutte le testimonianze e le prove ammesse dal tribunale provenivano esclusivamente dall’accusa – quelle della difesa erano state respinte – le udienze non sono mai state pubbliche e le condizioni di detenzione di Lopez sono state denunciate dai gruppi di difesa dei diritti umani, secondo i quali il dirigente oppositore doveva essere considerato un prigioniero politico e non un comune delinquente.

Fuori dall’aula la moglie di Lopez, Lilian Tintori, ha placato gli animi riferendo: “Subito dopo la sentenza Leopoldo si è avvicinato e mi ha chiesto di leggere questo messaggio: ‘Mantenere la calma. Dignità, forza e fede’. ‘Il Venezuela, ha aggiunto, non deve perdere neanche per un minuto la forza e la fede’”. Poco prima la signora Lopez aveva lanciato, tramite twitter, un ulteriore “appello alla calma e alla convivenza pacifica” nel Paese.

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