Venezuela: altri due magistrati rifugiati nell’ambasciata cilena

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:00

Altri due giudici del Tribunale supremo di giustizia (Tsg) venezuelano nominati dal Parlamento, in mano all’opposizione, si sono rifugiati nell’ambasciata cilena a Caracas e sono sotto la protezione delle autorità di Santiago. Lo ha reso noto su Twitter il ministro degli Esteri cileno, Heraldo Munoz, scrivendo che ci sono “due nuovi ospiti” nella residenza diplomatica a Caracas – Beatriz Ruiz e José Fernando Nunez – e precisando che se ne faranno richiesta otterranno l’asilo.

Munoz aveva già informato lo scorso 29 luglio di un’altra magistrata dell’alta corte che si era rifugiata nell’ambasciata, Elenis del Valle Rodriguez. I tre giudici fanno parte di un gruppo di 33 magistrati scelti dal Parlamento in sostituzione dei membri del Tsg designati in modo irregolare dalla precedente maggioranza chavista. Tre di questi giudici sono già stati arrestati dal Servizio di intelligence (Sebin), almeno uno si è esiliato all’estero e gli altri sono passati alla clandestinità.

Intanto Vanessa Ledezma, figlia di di Antonio – ex sindaco di Caracas e leader del partito di opposizione Alianza Bravo Pueblo – ha fornito ulteriori dettagli sull’arresto del padre. “Lo hanno trascinato via, come un criminale, nel cuore della notte, mentre era ancora in pigiama” ha detto al Corriere della Sera. “L’avevo sentito la notte prima – ha raccontato – era tranquillo, poi ieri mattina ho guardato il telefono e ho capito che era successo qualcosa… L’hanno prelevato verso mezzanotte senza dire nulla e senza leggergli nessuna accusa”.

Antonio Ledezma nel 2015 era stato accusato di cospirazione golpista. “Sì – spiega la figlia – ha più di sessant’anni, gli avevano concesso i domiciliari per motivi di salute dopo due mesi di detenzione al Ramo Verde (il carcere militare alle porte di Caracas dove vengono rinchiusi gli oppositori, ndr). Allora avevano fatto irruzione nel suo ufficio senza mandato. Sapete quale era la ‘prova’ del complotto? Un piano per la transizione democratica pubblicato sui giornali una settimana prima dell’arresto. È ridicolo. Non ha mai avuto un vero processo. Eppure rischia 26 anni di carcere”.

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