Valanga di “Sì” all’indipendenza del Kurdistan, Abadi: “Non rinunciamo all’unità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:50

Come da previsioni il fronte del “Sì” ha trionfato nel referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, con il 93% dei consensi. Secondo la televisione curda Rudaw,  i voti conteggiati sono 3.440.616 milioni. In precedenza la commissione elettorale aveva detto che aveano partecipato 3.305.925 elettori su un totale di 4.581.255.

“Non rinunceremo mai all’unità del nostro territorio, perché la Costituzione dice che l’Iraq è uno” ha commentato a caldo il premier Haidar al Abadi. “Qualcuno – ha aggiunto Abadi – vuole un Iraq debole, ma l’Iraq sarà forte per tutti gli iracheni”.

La consultazione, è bene ribadirlo, non avrà, nell’immediato, alcun effetto materiale. Ma il dato politico emerso è incontrovertibile e rischia di creare non poche tensioni nei Paesi direttamente interessati dalla questione curda. A partire dalla Turchia, che ha già fatto scattare la prima rappresaglia diplomatica, intimando al rappresentante del Partito democratico del Kurdistan (Pdk) del presidente Massud Barzani, Omer Merani, di “non tornare” da Erbil, dove si trova al momento. Il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, ha detto che “da ora in poi” l’unico interlocutore diplomatico per il suo Paese sarà il governo centrale di Baghdad. “Le esercitazioni militari in corso (al confine con il nord Iraq, ndr) – ha aggiunto – significano che sosteniamo l’integrità territoriale dell’Iraq” e che “daremo sostegno al suo mantenimento se l’Iraq farà una richiesta in tal senso“.

Anche l’Iran era contraria al referendum, creando un inedito asse con la Turchia, con la quale i rapporti sono tutt’altro che buoni. E, infatti, Teheran ha ribadito che si opporrà “a qualsiasi mossa che possa portare a un cambiamento delle frontiere geografiche in Medio Oriente e alla disgregazione dei Paesi della regione”. Il ministro iraniano della Difesa, il generale Amir Hatami, in un incontro avuto oggi con l’ambasciatore turco a Teheran, Reza Hakan Tekin, ha sottolineato che “la politica principale dell’Iran è quella di rispettare la sovranità nazionale e l’integrità territoriale dei Paesi regionali”, ma il referendum nel Kurdistan “è stato come giocare nelle mani dei terroristi dell’Isis e dei loro alleati regionali e internazionali”. Secondo Hatami, inoltre, “il voto crea problemi alle nazioni dell’area, ma soprattutto ai popoli curdi dell’Iraq”.

In Iran, fra l’altro, vive una grande comunità curda, che nelle scorse ore è scesa in strada per celebrare l’avvenuto svolgimento del referendum. Manifestazioni di giubilo sono state segnalate nelle città di Sina, Mahabad, Saqiz e Marivan, dove molti manifestanti hanno festeggiato facendo il segno della vittoria, ballando lo “Shaiy“, una danza tradizionale curda, e cantando un inno curdo, “Ey Reqib“.

Il presidente russo Vladimir Putin, da parte sua, ha parlato del referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno nei suoi colloqui telefonici con Recep Tayyip Erdogan e Hassan Rouhani. Mosca, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, non vede di buon occhio la scissione dell’Iraq. “Continuiamo a credere che l’integrità territoriale e politica degli Stati sia estremamente importante per mantenere la stabilità e la sicurezza nella regione e per risolvere i problemi critici che lì abbondano”, ha detto Peskov.

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