Usa, Israele e quella sospetta spy story

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:55

Amici sì ma (forse) fino a un certo punto. All'indomani del naufragio degli incontri di Camp David coi talebani, il presidente americano Donald Trump si trova di fronte a un inaspettato dossier dell'Intelligence statunitense che lo mette in guardia nientemeno che dal possibile spionaggio ai danni delle sue telefonate. Ok, essendo il leader della Casa Bianca si tratta di un avvertimento che, pur nella sua aura per così dire cinematografica, potrebbe anche starci. Il punto è che, secondo i consiglieri del Tycoon, a intercettare le sue chiamate sarebbero stati addirittura Benyamin Netanyahu e Israele. A rivelarlo è un'inchiesta di Politico, stando alla quale il presidente Usa sarebbe al centro, da un paio di anni circa, di un intricato sistema di spionaggio ai suoi danni (suoi e dei suoi più stretti collaboratori), sia fra le mura della Casa Bianca che altrove.

L'inchiesta

I giornalisti di Politico avrebbero avuto l'informazione da alcuni ex alti funzionari che, in passato, avrebbero prestato servizio per la risoluzione del caso: tuttora, comunque, il presidente possiede un cellulare privato, spesso non rispetterebbe i protocolli di sicurezza e resterebbe per questo vulnerabile a ogni tipo di intercettazione. Il punto è che, finora, si riteneva fosse principalmente la Russia a effettuare questo tipo di operazioni di intelligence, e il fatto che (sempre secondo Politico) ci sarebbe dietro anche Israele, tradizionale alleato di Washington, ha destato inevitabile scalpore. Da quelle parti, intanto, si affrettano a smenitre: “E' una palese menzogna – ha commentato Netanyahu -. C'è un impegno di lunga data e una direttiva del governo israeliano di non impegnarsi in operazioni di intelligence negli Stati Uniti”.

Il paradosso

Certo, qualora ci fosse un fondo di verità, la questione lascerebbe quantomeno perplessi visto che, non è un mistero, Trump si è di fatto dimostrato il presidente americano più vicino a Israele, tanto da non aver riguardi né nello spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme dichiarando la città “capitale dello Stato”, pur consapevole delle gravi ripercussioni nel Paese, né nel porre fine all'accordo sul nucleare iraniano. Anche per questo le autorità israeliane hanno prontamente smentito anche se, al momento, il sospetto instillato che possa esserci davvero Israele dietro l’installazione di apparecchiature per l'intercettazione di cellulari scoperte nei pressi della Casa Bianca avrebbe lasciato basito il presidente. Il quale, comunque, ha già fatto sapere di non credere a questa storia.

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