Usa e Italia: nemici-amici?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:59

Non ha aspettato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a lanciare il suo personale endorsement per il premier uscenteGiuseppe Conte. E così, in attesa del discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il tycoon ha definito il presidente del Consiglio dei ministri una “persona rispettabile” che ha “rappresentato l'Italia al G7 con forza”:

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Come ha ricordato Paolo Mastrolilli La Stampa, nel corso del G7 di Biarritz, Trump non ha avuto un incontro formale con il premier Conte, sebbene i due si siano parlati a margine della cena. Ma cosa c'è dietro il sostegno statunitense al governo italiano che vira verso un Conte-bis?

Il tema degli F-35

Secondo alcuni analisti, alla base del sostegno made in Usa c'è il caso degli F-35, gli aerei prodotti dalla società americana Lockheed il cui acquisto da parte del governo italiano rimpolperebbe le dotazioni militari del Paese e le case d'Oltreoceano. L'acquisto degli armamenti è, normalmente, gestito dal Ministero della Difesa. La ministra uscente, Elisabetta Trenta, ha fatto però sapere che sulla questione sarà il premier del prossimo governo a gestire “il dossier”: una dichiarazione che sancisce un passaggio di testimone diretto al premier Conte. Una bella sfida, dal momento che a Cameri, in provincia di Novara, è presente uno stabilimento per la produzione di parte delle ali e della fusoliera dei caccia americani, che dà lavoro a 2800 persone. A fronte di 13 velivoli attualmente in dotazione del Governo italiano, si calcola che la prossima legislatura ne potrebbe  acquistare altri 28.

Italia, ago della bilancia?

Gli Stati Uniti hanno tutto l'interesse a supportare l'Italia. Come ricorda Dario Fabbri sulla rivista geopolitica Limes, contro un'idea di parziale disinteressamento al Vecchio Continente, il presidente americano auspica che l'Italia, paese fondatore dell'Europa, svolga un ruolo di destabilizzazione della superpotenza tedesca: agli occhi del Paese a stelle e strisce – scrive Fabbri – “la Germania sarebbe ormai in grado di tramutare l'Eurozona nel suo spazio d'elezione, in soggetto geopolitico centrato sulla catena del valore teutonica. Prodromo di una possibile supremazia continentale. Cui si aggiunge lo strumentale rapporto esistente tra Berlino e Mosca, declinato nello scambio tra tecnologia tedesca e idrocarburi siberiani, mai rinnegato neppure negli anni successivi all’annessione della Crimea. Cui si somma la relazione con la Cina, che considera la Repubblica Federale il terminal naturale delle nuove vie della seta, già individuato nella città renana di Duisburg”

Tradimento o alleanza?

I precedenti rapporti tra l'Italia e la Casa Bianca di the Donald non sono stati sempre rosei. Washington ha tutto l'interesse a creare dei partner concordi sulla linea politica dello Stato e questo coincide in un allentamento dei rapporti con quella che gli Usa considerano la vera minaccia: Pechino. Il presidente Trump non ha visto di buon occhio il recente accordo fra l'Italia e la Repubblica Popolare Cinese per la nuova Via della Seta, finendo per intimare a Roma la sospensione di alcuni accordi se venisse consentito alle società cinesi Hauwei Zte di sviluppare la connessione 5G nel Belpaese. L'Italia, d'altro canto, è interessata a proseguire la firma del negoziato con Pechino, aprendo, così, la strada a investimenti di natura esogena e alla gestione asiatica di porti e snodi commerciali strategici. 

Ammiccamento russo

Abbassate le difese verso l'ex-impero Sovietico, gli Stati Uniti non possono che vedere nel Cremlino un altro antagonista pressante. Questo spiegherebbe la diffidenza del tycoon per la Germania allettata dal gasdotto siberiano, tanto quanto per l'Italia, che negli ultimi tempi ricerca l'intesa con Putin. In cantiere, v'è il gasdotto Tap, progetto controverso che collegherebbe la Russia – e l'Europa orientale – all'Italia, facendo del Paese un vero e proprio hub energetico. Washington non riesce a cogliere nel declino economico italiano un prodromo di investimenti futuri: questo spiega il rapporto “amore-odio” degli Usa verso il Paese che più colpisce l'immaginario statunitense. 

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