Uganda, torna l’incubo della guerra civile

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:45

Trent’anni fa la guerra civile fu un’ecatombe da 300 mila morti e un milione e mezzo di sfollati. Ora in Uganda torna l’incubo della guerra civile. L'ex presidente del Forum per il cambiamento democratico (Fdc) e un numero non specificato di suoi sostenitori sono stati arrestati a seguito di disordini a Kampala, capitale dell'Uganda, come riporta la testata “The Monitor”, specificando che i problemi sono iniziati dopo che le forze di sicurezza hanno bloccato una conferenza del partito Fdc programmata al Mandela National Stadium, scatenando la protesta dei manifestanti che hanno provato a marciare in corteo fino al quartier generale del loro partito.

Il giallo dei disordini

“Nei disordini, che hanno visto l'impiego di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua da parte delle forze di sicurezza, è stato arrestato anche Kizza Besigye, ex presidente del partito Fdc”, riferisce l’Ansa. In una dichiarazione la polizia ha detto che il Fdc ha ignorato la direttiva di spostare la sede dell'evento. “Besigye ha sfidato gli ordini della polizia e ha parcheggiato il suo veicolo in mezzo alla strada, bloccando e disturbando gli altri utenti della strada. Al momento non è stata sporta alcuna denuncia contro di lui, ma gli investigatori stanno raccogliendo ancora prove”, spiega il portavoce della polizia metropolitana di Kampala, Patrick Onyango, che ha smentito la notizia secondo cui una donna è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco dalla polizia durante i disordini.

Quadro religioso complesso

All’articolo 7, la Costituzione del 1951 dichiara che l’Uganda non riconosce alcuna religione di Stato e all’articolo 29 garantisce ai cittadini la piena libertà religiosa sia sul piano privato che associativo; la legge proibisce, inoltre, la costituzione di partiti basati sulla religione o sulle etnie. Sono feste nazionali sia alcune festività cristiane che alcune musulmane. Per ottenere uno statuto legale, le comunità religiose devono registrarsi. Le maggiori come la Chiesa cattolica, l’ortodossa, l’anglicana e il Supremo Consiglio Musulmano di Uganda (Umsc), usufruiscono delle norme del Trustees Incorporation Act che garantisce autonomia organizzativa, facilitazioni fiscali e piena libertà operativa. Altri gruppi, come le comunità evangeliche e pentecostali, sono equiparati alle Ong e, pur godendo delle stesse condizioni operative degli altri, sono soggetti al rinnovo annuale della registrazione e a un controllo sulle donazioni ricevute.

Movimenti settari armati

L’istruzione religiosa nella scuola pubblica è facoltativa e, in questo ambito, la fondazione pontificia Acs segnala la grande diffusione di scuole private sia cristiane che islamiche (madrasse). “I rapporti tra le varie comunità religiose sono di collaborazione e molte iniziative comuni sono state intraprese per pacificare il Paese e porre fine alla tragedia dei rapimenti di bambini e del loro impiego come soldati da parte di movimenti settari armati – evidenzia Aiuto alla Chiesa che soffre -. A partire dal 1986, infatti, nella regione settentrionale del Nord si è consumata una feroce guerra civile tra le forze governative e l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), una setta-movimento di sedicente ispirazione cristiana, capeggiata da Joseph Kony, che per più di 20 anni ha seminato il terrore tra le popolazioni dell'area, con stragi, razzie e rapimenti di bambini arruolati a forza nelle sue file”. Per queste violenze Kony è stato incriminato dal Tribunale Penale Internazionale (Tpi). La guerra causò circa 300 mila morti e oltre un milione e mezzo di sfollati. Le forze della Lra finalmente sono state costrette a lasciare l’Uganda, anche se attualmente imperversano nella Repubblica Democratica del Congo, in quella Centroafricana e nel Sud Sudan occidentale. Anche, in particolare, i rapporti tra cristiani e musulmani possono definirsi amichevoli.

Negoziati interreligiosi

Fin dal 2003 è stato avviato il Programma per le relazioni islamo-cristiane allo scopo di promuovere i rapporti umani tra i membri delle due religioni e favorire la sensibilizzazione alla reciproca tolleranza nei giovani; l’organismo è composto da esponenti cattolici, ortodossi, anglicani e rappresentanti dell’Umsc. Ciò nonostante, preoccupa l’avanzata culturale e politica dell’Islam. Il vescovo di Lugazi, monsignor Matthias Ssekamanya, nel corso di una visita alla sede Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre” a Königstein, in Germania, ha affermato che musulmani hanno assunto ruoli chiave in numerosi importanti ministeri del Paese, compresi quelli dell’economia e dell’istruzione. Intanto si è appena concluso a Roma nella caserma dei carabinieri Salvo d'Acquisto il corso di addestramento a favore delle Forze di Polizia Nazionali di Uganda e Ruanda. Il corso, finanziato della Farnesina che ne dà notizia, si inserisce in un programma di addestramento più vasto dei carabinieri alle forze di polizia di vari Stati africani (Uganda, Ruanda, Camerun, Kenya, Senegal, Zimbabwe) con le quali vi sono rapporti di cooperazione. Per due settimane dieci agenti dell'Uganda e dieci del Ruanda hanno seguito lezioni su “Rispetto dei diritti umani in operazioni di Polizia”. Nella giornata di oggi hanno simulato lo svolgimento di “un servizio di ordine pubblico con presenza di facinorosi” che ha rappresentato la sintesi pratica delle attività svolte. Gli agenti a maggio e giugno avevano già preso parte ad un corso di primo livello nei rispettivi paesi d'origine.  

L’incubo del Sud Sudan

Almeno 3 operatori dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) sono stati uccisi la scorsa settimana in Sud Sudan, al confine con l'Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. A renderlo noto è l'ufficio in Sud Sudan dell'Oim, secondo cui i volontari sono rimasti uccisi negli scontri avvenuti domenica 27 ottobre nella Contea di Morobo, nella regione dell'Equatoria centrale. “Siamo profondamente rattristati dalla perdita dei nostri colleghi e porgiamo le nostre più sentite condoglianze alle loro famiglie e ai loro amici”, ha dichiarato Jean-Philippe Chauzy, capo missione dell'Oim a Juba. “Chiediamo che gli autori di questi insensati atti di violenza contro civili e operatori umanitari innocenti siano assicurati alla giustizia”.

Operazioni sospese

I volontari dell'Oim, una donna e due uomini, sono rimasti coinvolti nel fuoco incrociato durante gli scontri scoppiati alle prime ore del mattino del 27 ottobre a Isebi, nella contea di Morobo. Altri due volontari sono rimasti feriti negli scontri. Durante le violenze, un'altra volontaria e il figlio di 4 anni della vittima donna sono stati sequestrati dagli aggressori. Non si hanno notizie sulla loro sorte. Le vittime portavano avanti un progetto di valutazione dell'epidemia di Ebola nelle aree di confine tra il Sud Sudan, l'Uganda e la Repubblica Democratica del Congo, monitorando la diffusione della malattia tra la popolazione. Anche il direttore generale dell'Oim,  Antonio Vitorino, ha espresso il proprio “grande dolore e repulsione” per questi atti. A seguito delle violenze, l'agenzia dell'Onu ha sospeso le operazioni nelle aree di Isebi, Bazi, Kirikwa, Lasu e Okaba.

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