TURCHIA, BLITZ ANTI ISIS: IN MANETTE 165 PRESUNTI JIHADISTI

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Una maxi operazione anti jihad in Turchia ha portato all’arresto di 165 persone per presunti legami con il sedicente Stato Islamico. “Il Paese sta continuando la sua lotta contro lo Stato islamico, con operazioni aeree contro postazioni dell’organizzazione” ha detto il portavoce presidenziale Ibrahim Kalin, il quale ha sottolineato che la Turchia continuerà a combattere il terrorismo lungo i propri confini. L’alto funzionario di Ankara ha poi ribadito come, nell’ambito della protezione dello Stato, sia stato vietato l’ingresso a oltre 20 mila persone. Kalin ha inoltre spiegato che la Turchia non dovrebbe subire tutte le conseguenze negative dei “foreign fighters”. Dopo numerose critiche per intensificare il controllo dei confini sud-orientali, le autorità locali hanno accelerato le operazioni di polizia contro i sospetti militanti dello Stato islamico dall’inizio del 2015.

All’inizio del mese il parlamento turco ha approvato il prolungamento della missione militare contro il Califfato nell’ambito della coalizione internazionale impegnata in Siria. Rispetto al testo dello scorso anno sono state modificate le regole d’ingaggio dei militari che ora potranno compiere anche azioni di terra e non solo raid aerei. Tranne gli esponenti del movimento filo-curdo Partito democratico dei popoli (Hdp), tutti gli altri partiti presenti in parlamento – Partito giustizia a sviluppo (Akp), Movimento del partito nazionalista (Mhp) e Partito popolare repubblicano (Chp) – hanno votato in favore del nuovo testo. Particolarmente interessante la scelta del Chp che lo scorso anno aveva votato contro, ma che quest’anno ha appoggiato il documento per “non bloccare le operazioni in atto contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)”. L’Hdp ha invece votato contro perche’ vede nella mozione un pretesto per fare pulizia nelle provincie sudorientali del paese a maggioranza curda.

Ankara e Washington alla fine di agosto hanno firmato il nuovo memorandum che ha portato alla stesura del nuovo testo e alla possibilità per le truppe turche di muoversi in territorio siriano nella regione popolata dai curdi. Da tempo la Turchia non fa mistero di voler porre fine alla crisi nel suo vicino meridionale anche grazie alla creazione di una “zona cuscinetto” al confine con la Siria, magari imponendo un proprio protettorato oppure a beneficio della regione autonoma del Kurdistan iracheno che sta cercando di essere sempre piu’ indipendente nei confronti di Baghdad e che potrebbe accettare una eventuale offerta da parte di Ankara.

Proprio la questione della zona cuscinetto ha fatto allungare i colloqui tra Turchia e Usa in merito al ruolo di Ankara, con il Pentagono che ha sempre parlato di corridoio umanitario anche se ieri l’ambasciatore statunitense John Bass ha detto che “la cosa importante e’ il risultato che si ottiene, non il nome che gli si da’”. Secondo quanto riferito dai media turchi l’accordo tra Ankara e Washington prevede la creazione di un’area libera dai militanti dello Stato islamico nel nord della Siria, tra Marea e Jarablus. Una fascia di 98 chilometri per 40. Azzerate le resistenze degli uomini del sedicente califfato in quest’area dovrebbero entrare gli uomini dell’Esercito libero siriano appoggiati dalla Turchia.

Lo scorso fine settimana, intanto, Ankara per tenere fede agli impegni assunti in ambito internazionale ha effettuato i primi raid aerei in territorio siriano colpendo obiettivi dell’Isis. I bombardamenti di Anakara però sono molto sporadici, mentre in territorio turco continua incessante lo scontro con i militanti del Partito dei lavoratori del Kurdistan e del suo movimento giovanile Fronte rivoluzionario dei liberazione del popolo (Dhkp-c) con un bilancio che ogni giorno registra morti tra le forze di sicurezza e i terroristi, che sta destabilizzando sempre di più le regioni sudorientali del Paese.

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