Trump smorza i toni con Teheran

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Archiviato l'importante vertice con il premier italiano, Giuseppe Conte, l'agenda di Donald Trump continua a essere comunque ricca di dossier importanti e nodi da sciogliere. Non ultimo, quello legato all'Iran e alle recenti polemiche con il presidente Rouhani. Un argomento spinoso sul quale, però, gli Stati Uniti si dicono disposti a fare un passo indietro, a patto che da Teheran assumano atteggiamenti altrettanto remissivi rispetto ai toni usati fino a pochi giorni fa: “Se il regime iraniano cambia il suo comportamento nelle modalità che abbiamo identificato – ha spiegato un portavoce del Consiglio alla Sicurezza Nazionale americano, citato dai media statunitensi – gli Stati Uniti sono pronti ad agire per mettere fine alle sanzioni, ripristinare le relazioni diplomatiche e commerciali, consentire all'Iran di avere tecnologia avanzata e sostenere il reintegro dell'economia iraniana nel sistema economico internazionale''.

Cambio di rotta

Un tema, quello dell'Iran, che dopo i toni più che accesi delle ultime settimane non è passato inosservato nemmeno durante il bilaterale con Giuseppe Conte, al termine del quale Trump ha affermato che “avrebbe piacere a incontrare il governo iraniano se loro fossero d'accordo”. Il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che, in luogo di un eventuale faccia a faccia con Rouhani, non porrebbe precondizioni, restando disponibile all'incontro “se loro vogliono e quando vogliono”. Il nuovo atteggiamento di Trump nei confronti di Teheran ha senz'altro l'obiettivo di smorzare il fuoco della polemica a distanza con l'Iran ma anche di ammorbidire una condizione politica interna che non ha tratto certo giovamento dagli eventi dell'ultimo mese. Da Londra in poi, passando per Helsinki e infine per il battibecco con Rouhani, non sono stati certo giorni facili per il presidente, alle prese con una pressione pressoché costante dall'opposizione come anche dal Gop per far chiarezza su alcuni aspetti della sua politica estera.

Logica del dialogo

Il tutto, naturalmente, con le elezioni di medio termine ormai all'orizzonte e che, mai come in questo caso, rischiano di essere un buon viatico di informazioni. Dall'attacco frontale, infatti, il presidente degli Stati Uniti è passato rapidamente alla bandiera bianca nei confronti dell'Iran, un po' come accaduto, sia pur su un lasso di tempo più lungo e con le debite proporzioni, con la Corea del Nord e con il suo leader, Kim. Dalle accuse di un'economia che favorisce il terrorismo, il Tycoon parla ora di un incontro come la soluzione più logica per sistemare i pezzi, o quantomeno per provarci: “Nel parlare con altre persone, specialmente quando si tratta di potenziali guerre, morte e carestia e molte altre cose, non c'è niente di sbagliato”, ha detto Trump. Da qui al fatto che dall'incontro si traggano davvero conclusioni importanti ce ne corre. D'altronde, però, il segretario di Stato Mike Pompeo, parlando alla Cnbc, ha comunque fatto sapere che “il Presidente vuole incontrare le perosne per risolvere i problemi” e che “se gli iraniani dimostrano impegno nel fare cambiamenti fondamentali nel modo in cui trattano la propria gente, riducendo il loro comportamento deprecabile, si potrebbe essere d'accordo sul fatto che valga la pena entrare in un accordo nucleare che impedisce effettivamente la proliferazione”. Per questo, “il presidente ha detto che è pronto a sedersi e avere un colloquio con loro”.

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