Trump: “Nessuna collusione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:32

Con la Russia non c'è nessuna collusione“. Donald Trump lo afferma a chiare lettere nel corso di un'intervista al New York Times a proposito del Russiagate. Un non caso che per il presidente Usa rischia di mettere “in cattiva luce il Paese“. L'ex tycoon si dice comunque sicuro che sarà trattato giustamente dal procuratore speciale Robert Mueller.

Piano contro Flynn

Ma per la stampa americana lo scandalo è ancora in piedi. Secondo il Washington Post la Casa Bianca starebbe preparando un piano per screditare Michael Flynn, l'ex consigliere per la Sicurezza nazionale coinvolto nell'indagine. Se collaborando con gli inquirenti dovesse decidere di accusare Trump o qualcuno dei suoi più stretti collaboratori, sostiene il quotidiano, verrebbe messa in moto la macchina del fango. Tale approccio segnerebbe una svolta netta rispetto al passato, quando Flynn è stato uno degli uomini piu' di fiducia del tycoon. Non più ora che l'ex generale ha deciso di collaborare con l'Fbi e gli uomini di Mueller.

Minacce sottovalutate

Il Wp, in precedenza, aveva spiegato che Stati Uniti hanno sottostimato la minaccia della Russia sulle elezioni. Per il giornale della capitale americana l'Fbi e altre agenzie di intelligence avevano rilevato segnali iniziali sulle interferenze russe in Europa e successivamente negli Usa. Ma ''non hanno afferrato in pieno la portata delle ambizioni del Cremlino'' e alla fine i piani per contrastare la Russia ''sono morti per disaccordi interni, per la paura di peggiorare la situazione e per la fiducia sulla resistenza della società americana e delle sue istituzioni democratiche''. Il Washington Post ha ricostruito l'operazione chiamata in codice “NorthernNight” per seguire i passi dei “troll” russi nel loro tentativo di mettere a rischio le istituzioni democratiche americane. In particolare viene ricostruito il caso di Alice Donovan, una “freelance” portatrice di messaggi anti Hillary Clinton. L'inerzia americana di fronte alla “minaccia” russa affonda le radici – aggiunge il quotidiano – alla fine della Guerra Fredda, quando i politici statunitensi hanno iniziato ad assumere che Mosca sarebbe stato un partner, spingendo così gli Usa ad abbandonare la “guerra” dell'informazione.

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