Trump annulla l'incontro coi Philadelphia Eagles

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:33

Nessun incontro fra il presidente Donald Trump e la squadra dei Philadelphia Eagles, trionfatori nella Nfl, il massimo campionato di football americano degli Stati Uniti, nonché il più famoso al mondo. Il Tycoon ha cancellato la visita in programma con il team vincitore in quanto la diatriba sull'inno nazionale, che va avanti dal 2016, è tuttora in piedi. Una polemica nata da quando, due anni fa, Colin Kaepernick, quarterback dei San Francisco 49ers, si era inginocchiato durante The Star-Spangled banner per protestare contro il razzismo e le violenze della polizia sui neri americani, infrangendo il protocollo che vorrebbe l'inno nazionale ascoltato in piedi e con la mano sul cuore. E proprio su questo punto ha battuto il presidente americano, il quale si è detto in disaccordo con la dirigenza della società spiegando come la musica vada ascoltata secondo quanto si conviene “in onore dei grandi uomini e donne, dei nostri militari e della gente del nostro Paese”.

La protesta

Gli Eagles avevano pensato di inviare alla Casa Bianca una delegazione ridotta ma Trump ha rifiutato la proposta, sostenendo che “i 1.000 fan che intendono partecipare all'evento meritano di meglio”. Un gesto praticamente senza precedenti quello del Tycoon: infatti, nonostante in passato sia accaduto che qualche delegazione di team rifiutasse l'invito presidenziale dopo la vittoria del titolo nazionale (come Steph Curry e tutti i Golden State Warriors, lo scorso anno), decisamente più rara è la circostanza nella quale un presidente annulli l'incontro di sua iniziativa, nonostante il pur tangente scetticismo circolante attorno alla visita degli Eagles. I vincitori del Super Bowl alla Casa Bianca non ci andranno, non ci sarà alcuna visita di rito e, soprattutto, non c'è verso alcuno di ammorbidire i toni sulla polemica legata all'inno e al razzismo.

Un caso nazionale

Quando nel 2016 Kaepernick decise di manifestare in quel modo il suo dissenso, disse di non avere intenzione di alzarsi “per mostrare orgoglio per una bandiera di un Paese che opprime i neri e le persone di colore”. Un esempio (e una forma di protesta) che è stato ripreso da molti altri giocatori, fino a diventare un caso nazionale. Trump, da parte sua, ha sempre criticato i giocatori per quella che secondo lui è una mancanza di rispetto nei confronti dell'inno, arrivando a suggerire il licenziamento di coloro che avessero adottato tale atteggiamento. Anche per questo molti rappresentanti degli Eagles avevano scelto di non raccogliere l'invito alla Casa Bianca, nonostante ora vi sia una normativa che consente ai giocatori, qualora lo ritengano giusto, di restare nello spogliatoio durante la musica.

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