Trump al Messico: “Rimpatriate i migranti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:54

La chiusura del confine meridionale sembra non essere bastata a Donald Trump, sempre più orientato ad alzare barriere lungo tutta la linea di confine con il Messico. Oggi come ieri il persidente degli Stati Uniti lo ha ribadito, chiedendo al Messico di fare di più: “Dovrebbero rimpatriare nei loro Paesi quei migranti che sventolano le bandiere, molti dei quali sono spietati criminali. Lo facciano con gli aerei, con i bus o come vogliono, ma quelle persine non entreranno mai negli Stati Uniti”. Un modo per dire ai vicini messicani di provvedere al rimpatrio dei migranti prima che l'amministrazione Gop provveda, “se necessario”, a chiudere i confini in modo permanente. Argomento, questo, ribadito dal Tycoon al Congresso, invitato a elargire fondi per realizzare il muro di separazione fra i due Paesi del quale aveva insistentemente parlato in campagna elettorale.

Messico: “Via ai rimpatri”

Ma da Città del Messico la risposta non si è fatta attendere e ha subito allontanato le ipotesi di accessi chiusi, confermando al presidente Trump l'intenzione messicana di rimandare indietro coloro che hanno cercato di entrare negli States in modo illegale: “Una volta identificati – ha detto il ministro dell'Interno del Messico, Alfonso Navarrete – i responsabili del tentativo di ingresso in territorio statunitense saranno presi in consegna dall'Istituto nazionale delle migrazioni (Inm) e rimpatriati”. Nel frattempo, informano sempre dal Ministero, ad almeno 500 persone è stato impedito di varcare il confine attraverso la Baja California. Nulla che, a ogni modo, abbia fatto cambiare idea al governo circa l'impiego di militari alla frontiera: “Nonostante la complessità del problema e coerentemente con la politica interna di rispetto dei diritti umani e della non criminalizzazione del fenomeno migratorio, il Messico non dispiegherà forze militari al confine”.

In 7 mila nella Baja California

La situazione sul Rio Grande al momento è più tranquilla, dopo un'intera giornata (quella di ieri) fatta di tensioni e scontri nei pressi dei posti di blocco in ingresso negli Stati Uniti, schermaglie che hanno costretto la Polizia di frontiera e i militari americani a presidiare i varchi per respingere i tentativi di assalto. A ora ci sono almeno 8 mila persone nei pressi del confine, la maggior parte delle quali in attesa fra Tijuana e Mexicali, nella Baja California, e dove nella giornata di ieri si sono registrate le tensioni maggiori.

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