Tripoli replica ad Amnesty: “Rapporto esagerato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:00

Il rapporto di Amnesty è molto esagerato, la situazione sull'immigrazione in Libia è molto complicata, siamo molto soddisfatti dell'aiuto che stiamo ricevendo dall'Italia per migliorare le condizioni nei campi di detenzione”. Così il ministro degli Esteri libico di Tripoli, Mohamed Taher Siala ha commentato l'accusa della ong secondo cui “i governi europei” e “in particolare l'Italia” sono “consapevolmente complici delle torture e degli abusi su decine di migliaia di migranti detenuti dalla autorità libiche per l'immigrazione in orribili condizioni in Libia”.

Appello

Siala ha rivolto quindi un appello a tutti i Paesi, “perché la Libia non può diventare un grande campo per immigrati clandestini: se possono ottenere asilo o un lavoro che vadano in Europa, alcuni di loro possono trovare lavoro in Libia, e sono i benvenuti, altri dovranno tornare a casa loro”. All'Ue viene chiesto di fare pressione “su questi Paesi perché riprendano i loro cittadini”.

Immigrazione clandestina

La lotta all'immigrazione clandestina, ha aggiunto, “deve iniziare dal confine meridionale del nostro Paese: serve una rete di controllo elettronica e la cooperazione dei Paesi africani, anche attraverso l'Unione Africana. Noi a sud abbiamo un confine lungo 4 mila chilometri mentre la costa Mediterranea è lunga 2 mila, per pattugliare le frontiere servirebbe l'esercito cinese”. Siala ha poi sottolineato che nei 42 campi di detenzione presenti in Libia ci sono 31 mila persone. “Noi – ha aggiunto – garantiamo cibo e assistenza sanitaria ma i numeri stanno aumentando e senza l'aiuto dell'Unione Araba non ce la faremo”. Il ministro libico a questo proposito ha dichiarato che la Libia “non è disposta” ad aprire altri centri di detenzione. “Per quanto riguarda le voci di sfruttamento di esseri umani, dell'uso della schiavitù. c'è già una commissione al lavoro: è contro la nostra religione, la nostra cultura, e se emergeranno dei responsabili saranno puniti secondo le nostre leggi”.

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