Tentato colpo di Stato in Etiopia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:34

Il governo etiope afferma che la situazione è ora sotto controllo, dopo che sono stati effettuati una serie di arresti. Il premier Ahmed è comparso in televisione per chiedere agli etiopi di unirsi di fronte alle forze “maligne” che tentano di dividere il Paese. Negli ultimi anni, la violenza di stampo etnico ha colpito la regione di Ahmara e altre parti del Paese. Il capo di Stato maggiore e il governatore di Amhara, nel nord dell'Etiopia, sono stati uccisi durante un tentato golpe che ha rischiato di sconvolgere il Paese. All'alba, il premier Abiy Ahmed si è rivolto alla nazione – in uniforme militare – in un discorso trasmesso dalla tv di Stato per annunciare che “il golpe è stato sventato”.  Non è ancora chiaro chi si celi dietro il tentato golpe, e nessun movimento o gruppo ha rivendicato la propria responsabilità nell’accaduto, puntualizza Sicurezza Internazionale, quotidiano digitale di politica internazionale. I fatti delle ultime ore mettono in evidenza quanto ancora siano forti e durature le instabilità in alcune parti del Paese africano, nonostante l’operato del riformista Abiy; il 2 aprile 2019 si era concluso il suo primo anno di mandato. Il primo ministro attuale è il leader più giovane del continente africano.

Tra riforme e libertà negate

Nell’arco di 12 mesi, Ahmed è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nel Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia.  Nel novembre 2015, evidenzia Sicurezza internazionale, il Paese è precipitato in uno stato di forte instabilità. La scintilla che ha dato il via all’ondata di proteste di massa è stata costituita dal Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba per espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa dello Stato africano. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del territorio nazionale. Contemporaneamente, l’Etiopia è stata costretta a fare i conti con il peggior periodo di siccità degli ultimi 50 anni, che ha coinvolto oltre 10 milioni di persone, provocando una grave crisi umanitaria. Il 27 marzo 2018, il 41enne Abiy Ahmed, allora segretario di uno dei partiti della coalizione governativa etiope Oromo Democratic Party (Odp), è stato nominato primo ministro. Nonostante Ahmed sia acclamato a livello internazionale per essere un riformatore, la sua politica interna si trova costretta a fare i conti con il federalismo etnico, sancito dalla Costituzione etiope del 1994, introdotta dall’allora premier Meles Zenawi. Il federalismo etnico nasce dalla divisione dell’Etiopia in 9 Stati regionali-etnici e due città-stato amministrate a livello federale. Le minoranze, generalmente, sono confinate in distretti speciali che devono auto-amministrarsi. Secondo le stime delle Nazioni Unite, le violenze settarie hanno provocato lo sfollamento di almeno 2,4 milioni di cittadini, sottolinea Sicurezza internazionale.

Una democrazia in transizione

L’Etiopia, nazione che conta 100 milioni di abitanti, dovrebbe andare al voto nel 2020 per le prossime elezioni parlamentari. Numerosi gruppi di opposizione hanno lanciato un appello a non rimandare la chiamata alle urne, nonostante le frequenti agitazioni. Gli ultimi disordini nel paese del Corno d'Africa, riferisce l’Agi, sono esplosi quando un commando ha attaccato una riunione di alti funzionari di Amhara, una delle nove regioni autonome del Paese. A guidare la rivolta c'era, secondo il gabinetto del premier, il capo della sicurezza locale, Asaminew Tsige, già arrestato nel 2009 per un altro tentato golpe e liberato nel 2018. Nel blitz sono stati uccisi il governatore Ambachew Mekonnen e un altro alto funzionario. Qualche ora dopo, il capo di stato maggiore, Seare Mekonnen, è stato assassinato dalla guardia del corpo nella sua abitazione, ad Addis Abeba, in quello che sembra un attacco coordinato. Con lui è stato ucciso anche un altro generale presente nel momento dell'agguato. La guardia del corpo è stata arrestata mentre Asaminew è ancora in fuga. Bahir Dar, capoluogo di Amhara, gli scontri a fuoco sono durati diverse ore, protraendosi fino a notte fonda. La connessione internet è stata staccata in tutto il Paese. Amhara, negli altopiani settentrionali dell'Etiopia, è la patria dell'omonimo gruppo etnico, e terra natia di molti dei suoi imperatori, nonché dell'amarico, la lingua nazionale. Gli Amhara sono il secondo gruppo etnico dopo l'Oromo, ed entrambi hanno guidarono due anni di proteste anti-governative che portarono alle dimissioni dell'ex premier Hailemariam Desalegn. Abiy, un Oromo, prese il potere nell'aprile 2018 ed è stato lodato per una serie di sforzi per riformare una nazione che ha conosciuto solo il dominio autoritario di imperatori e uomini forti al potere. Ha intrapreso riforme economiche, ha permesso ai gruppi di dissidenti di rientrare nel Paese, ha cercato di reprimere le violazioni dei diritti e ha fatto arrestare decine di alti funzionari militari e dell'intelligence. Tra i suoi importanti successi vi è anche lo storico accordo di pace siglato con la vicina Eritrea, nemico decennale, ricostruisce l’Agi. Tuttavia l'allentamento delle redini ha scatenato anche un'ondata di disordini. Allo stesso tempo, le tensioni di vecchia data in un Paese di oltre 80 gruppi etnici sono esplose. Oltre un milione di persone è stato sfollato da scontri etnici, che gli analisti attribuiscono a molteplici cause, tra cui l'indebolimento del Fronte democratico rivoluzionario popolare dell'Etiopia che nel 1995 scrisse l'attuale costituzione e l'ambizione di diversi gruppi che cercano di sfruttare le opportunità offerte dalla transizione politica.

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