Teheran, al via la seconda edizione del festival “Morte all’America”

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Teheran si prepara al secondo festival “Morte all’America”. Una gara in cui gli artisti della propaganda contro il Grande Satana si sfideranno a colpi di murales, poster, foto, persino app o canzoni, per conquistare un posto di rilievo nella Hall of Fame della Repubblica islamica, ma anche 3.700 dollari che nell’Iran odierno, con un’economia soffocata dalle sanzioni, non sono proprio una somma irrisoria. Il vincitore sarà annunciato il prossimo 11 febbraio, anniversario della vittoria della rivoluzione. Il festival, che si apre il 7 dicembre, è visto di buon occhio dai duri e puri dello scontro a tutti i costi con gli Usa alla Ahmadinejad, ma non dal nuovo presidente Hassan Rohani, che da quando è in carica ha tentato di gettare ponti verso Washington e vede il rischio di rovinare tutta la tela pazientemente tessuta con un danno di immagine.

I graffiti contro gli Stati Uniti sono in Iran una questione di Stato, come evidenzia il sito Iran Wire, sono sponsorizzati da vari enti o formazioni governative come i Guardiani della Rivoluzione, l’Organizzazione per la Propaganda Islamica e il ministero della Cultura e della Guida Islamica. Di murales anti-Usa e in ricordo dei martiri della guerra “imposta” con l’Iraq è piena Teheran, come lo sono le altre città della Repubblica islamica. Ma il festival ‘Morte all’America’ è l’ennesimo segnale di come una parte oltranzista dell’establishment provi ad abbattere i tentativi di dialogo con l’Occidente. Ma la propaganda anti-Usa non si ferma ai graffiti nelle strade: in occasione di celebrazioni religiose o di anniversari della rivoluzione islamica come la giornata di al-Quds, migliaia di persone sfilano per le vie principali delle città con cartelli contro gli Usa, vengono bruciate le bandiere israeliane e statunitensi.

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