Svolta Brunson: libero e in viaggio verso casa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:07

Sembra chiudersi il caso legato ad Andrew Brunson, il pastore evangelico americano da due anni detenuto in Turchia con l'accusa di terrorismo. Vicenda che ha irrigidito i rapporti tra Washington e Ankara portando il presidente Donald Trump a imporre sanzioni contro l'alleato Nato. 

Libero

Oggi la corte turca incaricata di decidere la sorte di Brunson ha condannato il religioso a 3 anni di reclusione ma ne ha disposto la scarcerazione e, soprattutto, revocato il divieto di viaggio. Questo consentirà al pastore di tornare negli Stati Uniti. Bruson, secondo quanto riferito dal suo legale, è in viaggio verso casa, pur non avendo ancora lasciato la Turchia. “E' arrivato il giorno per il quale la nostra famiglia ha pregato – ha affermato lo stesso religioso in un comunicato reso noto dall'American center for Law and Justice – sono felice di essere sulla via di casa, verso gli Usa”. 

Udienza

Il pubblico ministero aveva chiesto 10 anni di reclusione per il reato di “sostegno ad organizzazione terroristica“, al termine di un'udienza in cui erano stati ascoltati quattro testimoni, due per parte. 
Sono innocente, amo questo Paese, chiedo di essere assolto”, aveva esclamato il pastore prima che la corte si ritirasse per decidere il verdetto.

La svolta

Un mese fa il trasferimento del pm che aveva imbastito il fascicolo d'accusa a carico dell'americano fu interpretato come segnale di svolta nel processo. Lo scorso luglio vi fu il passaggio agli arresti domiciliari, un passo ritenuto “non sufficiente” da Washington, che ha poi sanzionato i ministri turchi degli Interni e della Giustizia, ritenuti responsabili della situazione. Sanzioni simboliche, ma che hanno subito pesato sui mercati, causando il crollo della lira turca, che ha perso il 40% del proprio valore rispetto al dollaro, con l'inflazione che ha toccato il record di 24,5% lo scorso settembre. Ieri il network Nbc aveva anticipato la notizia della scarcerazione del pastore, affermando che tra Washington e Ankara è stata siglata una intesa segreta, che prelude a un alleggerimento della pressione economica americana sulla Turchia. 
 

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