Strani “incidenti” ai diplomatici Usa: Washington valuta la chiusura dell’ambasciata a Cuba

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:57

Dopo una serie di misteriosi “incidenti” ai diplomatici americani, gli Stati Uniti stanno “considerando” l’ipotesi di chiudere la propria ambasciata a Cuba. A dirlo è stato il segretario di Stato Rex Tillerson. Ventuno rappresentanti di Washington nell’isola caraibica hanno accusato sintomi considerati sospetti: perdita e disturbi all’udito, nausea, traumi cerebrali, cefalee, problemi di concentrazione e di memoria.

L’amministrazione Trump ha protestato con l’Avana senza però accusarla, anche perché non ha ancora scoperto le cause di questa vicenda e quindi non ha alcuna prova da esibire. Cuba ha respinto fermamente ogni responsabilità ed è sorprendentemente cooperativa, invitando anche l’Fbi ad indagare in loco. Il ministero dell’Interno cubano ha assicurato che “Cuba non ha mai permesso né permetterà che il suo territorio venga usato per azioni contro diplomatici accreditati”. Nell’attesa di fare chiarezza, però, due diplomatici cubani sono stati espulsi dagli Stati Uniti all’inizio di agosto.

Investigatori ed esperti americani hanno evocato varie teorie, da attacchi acustici ad armi elettromagnetiche o apparecchiature di spionaggio difettose, ma brancolano ancora nel buio. E non escludono un’azione di uno spezzone dei servizi segreti cubani, ostile al disgelo con gli Usa come una parte dell’amministrazione Castro, o meglio di qualche potenza straniera: in primis la Russia, la più avanzata sul fronte delle nuove armi segrete, e la più interessata a sabotare il riavvicinamento dell’ex storico alleato della Guerra Fredda a Washington.

La chiusura dell’ambasciata Usa a Cuba “è sotto esame“, ha spiegato Tillerson. “E’ una questione molto seria in relazione al danno che alcune persone hanno sofferto. Abbiamo riportato a casa alcuni di loro”, ha aggiunto, dopo che in passato aveva parlato di “attacchi alla salute”. Il dipartimento di Stato preferisce più prudentemente definirli come “incidenti”, dato che la causa resta ignota.

L’ultimo episodio risale al 21 agosto scorso. Ma gli incidenti sono cominciati nell’autunno del 2016, alla fine dell’amministrazione Obama, e sono continuati fino all’aprile del 2017, quando si sono improvvisamente interrotti per poi riprendere in estate. Tra le persone colpite anche un diplomatico canadese, ma viene considerato una vittima collaterale perché i funzionari delle ambasciate abitano tutti nella stessa zona. Per risolvere il giallo si sono mobilitati medici, scienziati, intelligence ma per ora si resta nel campo delle ipotesi.

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