Strage a Tajoura, Sarraj valuta il rilascio dei migranti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:34

Potrebbe avere delle conseguenze immediate il massacro di Tajoura, messo in atto ieri nei confronti di un centro di detenzione, distrutto con un raid aereo operato dall'aviazione che sostiene il generale Khalifa Haftar e che ha provocato, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, 53 morti (6 dei quali bambini) e almeno 130 feriti. Un bilancio rivisto al rialzo dalla Mezzaluna rossa libica, che ha parlato di almeno 60 morti ma, a seconda delle fonti, passibile di ulteriori incrementi. A ogni modo, si tratti di numeri drammatici che hanno provocato la reazione del governo di accordo nazionale guidato dal premier Fayez al-Sarraj il quale, dopo il massacro, ha annunciato si “stare considerando il rilascio di tutti i migranti nei centri di detenzione, perché la loro sicurezza non può essere garantita”. Va detto che, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, dopo il primo attacco anche le guardie del campo, fedeli al governo, avrebbero aperto il fuoco contro i migranti che tentavano di fuggire.

Le dichiarazioni

La possibilità paventata da Sarraj, riferita da “The Libya Observer”, a ogni modo non è ancora presa: in un post apparso sulla pagina Facebook del ministero libico dell'Interno, si parla di un incontro avvenuto tra il ministro e il coordinatore umanitario dell'Onu in Libia, Maria Ribeiro, incentrato proprio sulla valutazione della situazione all'interno dei centri di detenzione. Il ministro Fathi Bashaga, ha “confermato che il Governo di accordo nazionale è tenuto a proteggere tutti i civili” ma che resta “il fatto che vengano presi di mira i centri di accoglienza da aerei F16 e la mancanza di una protezione aerea per i migranti clandestini”. Questioni che, ha spiegato nel post, sarebbero “al di fuori della capacità del governo”.

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Stallo sulla condanna

Una riprova di come la situazione di incandescenza politica in Libia resti di estrema gravità, riversando buona parte delle sue conseguenze sulla popolazione civile e, di riflesso, sui migranti che affollano le coste sul Mediterraneo, disposte nei centri di detenzioni lungo la linea costiera nordafricana. Sulla questione si è espressa nelle ultime ore la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Marija Zakharova, secondo la quale “in Libia le parti avversarie non stanno dimostrando la disponibilità a fermare lo scontro militare e a sedersi al tavolo dei negoziati: crediamo che in questa situazione la priorità sia fermare lo spargimento di sangue, che potrebbe portare a una guerra civile di larga scala”. Del resto, anche la strage di Tajoura non ha ricevuto condanne ufficiali nemmeno da parte delle Nazioni Unite che, nonostante una lunga riunione sul tema (e il tweet del leader Antonio Guterres), non hanno prodotto un documento congiunto e di valore ufficiale nel quale, peraltro, sarebbe stato richiesto il cessate il fuoco e il ritorno al tavolo delle trattative. Un testo redatto dai britannici che, a ogni modo, non avrebbe parlato di condanne specifiche né formulato accuse a una parte o all'altra. A stoppare tutto, almeno per il momento, sarebbe lo stallo dei diplomatici di Washington.

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