Stati Uniti, terza sera di proteste a New York per Eric Garner

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:17

Migliaia di persone sono scese in strada a New York, per la terza sera di proteste contro razzismo e violenza e, soprattutto, per chiedere giustizia per Eric Garner e tutti gli altri afroamericani rimasti vittime delle forze dell’ordine.

Diversi i cortei nella Grande Mela: uno è partito da Rockfeller Plaza, mentre un altro da Columbus Circle. I manifestanti partiti da qui sono riusciti ad arrivare all’interno del “cubo” della Apple sulla Fifth Avenue, a due passi dall’entrata sud del Central Park, occupandolo, con grande sorpresa di dirigenti e dipendenti.

All’interno del famoso punto vendita della Casa di Cupertino è stato quindi inscenato il cosiddetto “die-in”, con i manifestanti stesi in terra che si fingono morti. Infine, gli attivisti sono usciti riunendosi al corteo lungo la Quinta Strada.

Per molti dei manifestanti l’obiettivo è camminare fino a Brooklyn, dove è in corso la veglia per Eric Garner, l’altro giovane afroamericano disarmato, ucciso da un agente la settimana scorsa: i ponti e i tunnel del quartiere sull’isola sono presidiati dalle forze dell’ordine che temono nuovi blocchi stradali e un’affluenza di manifestanti molto maggiore rispetto alle due serate precedenti. Bocchi stradali, sit-in e dimostrazioni sono avvenute anche in altre città degli Stati Uniti, con un gran numero di manifestanti soprattutto a Boston, Pittsburgh e Miami.

Nel frattempo, alcune indiscrezioni di stampa dicono che Obama sarebbe pronto a una “svolta” antirazzista: una serie di iniziative per affrontare il problema e riuscire quantomeno a contenerlo. Secondo il Washington post, le idee in cantiere potrebbero rappresentare la più grande riforma del settore della sicurezza che sia mai stata attuata negli Usa.

La riforma si affianca alla già annunciata stretta sulla polizia: il ministro della giustizia Eric Holder si appresta infatti a presentare, all’inizio della prossima settimana, le nuove regole che bandiscono per la prima volta sul piano nazionale il cosiddetto “racial profiling”, la controversa pratica secondo cui i fattori razziali diventano fondamentali nel determinare l’intervento da parte delle forze dell’ordine. Una pratica che le associazioni per la difesa dei diritti civili ritengono illegale da sempre, più volte criticata anche dallo stesso presidente Obama.

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