Sri Lanka al voto per le elezioni presidenziali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:20

Si svolgono oggi le elezioni anticipate per il rinnovo del presidente in Sri Lanka, stato insulare – un tempo noto come Ceylon – a sud dell’India. I due candidati principali – sui 19 totali – sono Percy Mahinda Rajapaksa, presidente uscente già eletto per due mandati consecutivi nel 2005 e nel 2010, e Maithripala Sirisena, ex membro del governo guidato dallo stesso Rajapaksa. La costituzione del Paese – Stato che vanta il 90% di alfabetizzazione, il più alto tra quelli asiatici – è stata appositamente modificata con l’abolizione dell’emendamento che imponeva il limite a due mandati. Rajapaksa teme un calo di consensi che non gli permetta la terza rielezione e la conseguente perdita di grandi privilegi politici; il presidente, in Sri Lanka, è infatti capo di Stato, capo del governo e comandante delle forze armate. Per questo spera nell’appoggio di Papa Francesco – in visita nel paese dal 13 al 25 gennaio – e ha fatto affiggere cartelloni propagandistici con la sua immagine insieme al Pontefice.

I cattolici rappresentano solo il 6,5% dei quasi 21 milioni di abitanti. Il buddhismo (70,2%) e l’induismo (12,6%) sono le religioni predominanti, seguite dall’islam sunnita (9,7%). L’appoggio del Papa aiuterebbe Rajapaksa a risalire nei consensi bruscamente calati nel 2013 in seguito a casi di corruzione nel suo partito di maggioranza – il Partito della Libertà, di impronta nazional-socialista – e soprattutto a causa dei metodi controversi usati per vincere la lunga guerra civile contro la minoranza Tamil del nord, costata la vita a 100 mila persone. Se alcuni hanno appoggiato il modo risoluto con cui ha risolto, pur a un grosso prezzo, una guerriglia che si trascinava dagli anni ’80, molti suoi ex alleati gli hanno invece tolto il loro sostegno iniziando a criticarlo apertamente e a definirlo “autoritario e clientelare” (il figlio di Rajapaksa e tre dei suoi fratelli hanno infatti importanti ruoli di governo).

Il principale avversario, Maithripala Sirisena, ha 63 anni – sei anni in meno rispetto a Rajapaksa – e si definisce un contadino. Parla solo singalese (una delle due lingue ufficiali, l’altra è il tamil) ed è molto popolare nelle zone rurali e tra i singalesi buddisti. Sirisena ha promesso cambiamenti radicali nei primi cento giorni del suo governo, comprese diverse modifiche costituzionali: ha detto che metterà fine alla corruzione, che lavorerà per una società senza droghe, alcolici o sigarette e che darà sostegno ai più poveri. Grazie alla sua semplicità e capacità oratoria, si è guadagnato già l’appoggio di circa una quarantina partiti e gruppi politici tra i quali il principale partito di opposizione United National Party, il Jathika Hela Urumaya, partito guidato dai monaci buddisti, lo Sri Lanka Muslim Congress che riunisce i voti della comunità musulmana e il Tamil National Alliance che rappresenta la minoranza induista. Su 161 parlamentari, già 23 hanno dichiarato il loro sostegno a Sirisena. Il tasso di defezione nei confronti di Rajapaksa in questa campagna elettorale è tra i più alti che si siano mai visti in Sri Lanka e costituisce anche la più importante novità degli ultimi anni.

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