Siria, L’Onu chiede l’immediato “Cessate il fuoco”. Contrari Russia e Cina

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:53

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Onu) ha adottato nelle scorse ore una risoluzione in cui si chiede un immediato cessate il fuoco in Siria e l’urgente consegna di aiuti umanitari alla popolazione. La risoluzione, non vincolante, è stata approvata con larga maggioranza di voti favorevoli, con 122 Sì, 36 astensioni e solo 13 contrari. Tra questi ultimi, figurano Russia, Iran e Cina.

“Questo è un voto per dire alla Russia e ad Assad di fermare il massacro” ha dichiarato l’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Samantha Power, prima del voto; il collega russo Vitaly Churkin ha però accusato Washington di “retorica aggressiva”, notando i “gravi difetti” della risoluzione che non sottolineerebbe il bisogno di combattere i gruppi terroristici.

Ad Aleppo est intanto sono ripresi i raid aerei russi. Ma qualcosa si muove a favore della popolazione siriana intrappolata in quella che veniva considerata la Capitale del Nord. Dopo che i governativi hanno annunciato di aver ripreso il 93% della parte orientale, ieri Mosca ha assicurato pubblicamente la sospensione dei raid per permettere l’evacuazione dei civili e ha dato per quasi siglato l’accordo con gli Stati Uniti per far uscire dai quartieri est i miliziani anti-Damasco.

Non mancano però accuse e punti oscuri nella manovra congiunta russo-governativa per liberare Aleppo, tornata al regime in condizioni tutt’altro che chiare. Secondo il Cremlino i ribelli sarebbero responsabili di torture e abusi su civili, tanto da giustificare l’uso della “mano pesante”. L’Onu ha però denunciato – nel passaggio da Aleppo est in aree controllate dal governo – la scomparsa di centinaia di uomini.

Oggi a Ginevra sono in programma un nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Russia per tentare di salvare la città dalla distruzione totale.

Ancora da confermare la notizia della morte – in un raid statunitense a Raqqa dello scorso 26 novembre – di Boubaker el Hakim, il 33enne franco-tunisino considerato uno degli ispiratori, se non la mente, dell’attacco del 7 gennaio 2015 a Parigi contro la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo in cui morirono 12 persone, tra le quali il direttore Stéphane Charbonnier detto Charb, diversi collaboratori storici del periodico (Cabu, Tignous, Georges Wolinski, Honoré) e due poliziotti.

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