Sefcovic corre per i socialisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:39

Sarà lo slovacco Maros Sefcovic, attuale vicepresidente della Commissione europea, il candidato dei Socialisti e Democratici (S&D) alla guida dell'esecutivo europeo dopo le elezioni del 2019. Lo ha annunciato lui stesso questa mattina in una conferenza stampa al Parlamento europeo. Il 5 settembre Manfred Weber, capogruppo del Ppe, aveva annunciato di volersi presentare come candidato di punta del partito popolare per la presidenza della Commissione Ue.

La sfida

“Dobbiamo liberarci delle recinzioni di filo spinato nelle nostre menti” ha spiegato. Sefcovic ha parlato del “senso di incertezza e di una certa nostalgia del passato“, precisando che “le istituzioni sono messe in discussione“. Poi ha messo in guardia contro le “false promesse“, additando “i populisti”, e le ideologie “xenofobe” che “sfruttano le paure della gente”. La “nostra responsabilità come politici è capire come rispondere a tutto questo” ha aggiunto.

L'Ue di domani

Nell'Unione del futuro si dovrà “aumentare il senso di stabilità e di sicurezza, ma anche il senso di appartenenza all'idea europea”, con i valori di “libertà e giustizia, combattendo contro le discriminazioni, sradicando la povertà nell'Ue e nel mondo, ma anche proteggere il pianeta”. Per questo “nel mio programma miriamo ad un'Europa più forte, verde, che mostri solidarietà“, mettendo uno stop ai discorsi “tra nord-sud, est-ovest, costruendo ponti fra città e periferie e dobbiamo combattere e liberarci delle recinzioni di filo spinato nelle nostre menti”. Secondo Sefcovic “queste elezioni disegneranno l'Ue del futuro” ed in questa ottica “abbiamo bisogno di un'equipe di personalità forti e diverse per ricreare i legami con i cittadini e ristabilire la loro fiducia nelle istituzioni democratiche”. Infine si è detto “orgoglioso” di far parte degli S&D.

Possibili rivali

Un altro vice-presidente della Commissione, l'olandese Frans Timmermans, starebbe riflettendo a una possibile candidatura per il Pse, mentre l'Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, lo ha escluso.

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