Razzi a Baghdad: sfiorata l'ambasciata Usa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:20

Due razzi sulla Green Zone di Baghdad, sede di diverse ambasciate (quella degli Stati Uniti compresa), senza nessuna vittima ma tanto per ribadire che il clima in Iraq continua a mantenersi rovente, specie dopo il discorso di Donald Trump alla Nazione e, sottinteso, anche all'Iran di Khamenei e Rouhani, prodighi di minacce durante la giornata. Secondo quanto riportato da Reuters, si tratterebbe di razzi Katyusha, uno dei quali caduto ad appena un centinaio di metri dalla sede diplomatica statunitense. Due lanci che, probabilmente, rientrano nell'ambito dell'operazione “Soleimani martire”, avviata con i bombardamenti di al-Asad ed Erbil, e prima mossa di Teheran in rappresaglia all'uccisione del leader delle forze di al-Quds, avvenuta ormai una settimana fa. I due razzi sulla Green Zone della capitale irachena fanno parte dell'escalation di tensione che, nonostante gli appelli, continua a progredire in Medio Oriente.

Le condizioni

Il presidente Trump il suo discorso lo ha fatto, dando conto del raid che ha eliminato Soleimani come un'azione indirizzata contro “il maggiore e più pericoloso terrorista mondiale”, annunciando nuove sanzioni contro Teheran ma aprendo anche qualche spiraglio per ripristinare ordine e dialogo. A qualche condizione. Innanzitutto Trump chiede il ritiro dei Paesi rimasti ancora nell'accordo sul nucleare stipulato da Obama, poi precisa che l'Iran la bomba atomica non la otterrà mai. Il presidente americano chiede inoltre che l'Iran ponga un freno alle sue politiche recenti (riferendosi ai casi dello Stretto di Hormuz, di cui gli Usa accusano proprio Teheran) per porre le basi di un confronto proficuo e di uno sviluppo del Paese ben direzionato. Il tutto mentre il presidente Rouhani, uniformandosi alle parole della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei (che prometteva ulteriori azioni), ha dichiarato che gli Stati Uniti “possono aver tagliato le mani a Soleimani” ma che l'Iran risponderà tagliando loro le gambe nella regione. Toni aspri che, evidentemente, danno l'idea di come per arrivare se non al dialogo perlomeno a una tregua la strada sarà lunga e in salita.

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