Pechino: “Pronti alla guerra commerciale”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:43

Pechino si dice “del tutto preparata” a una eventuale guerra commerciale con gli Stati Uniti pur preferendo una soluzione dei problemi “con il dialogo” invece che con “azioni unilaterali“.

Monito

A poche ore dall'avvio del round negoziale di Washington e alla vigilia della possibile efficacia dei dazi al 25% minacciati da Donald Trump su 200 miliardi di dollari di beni made in China, il portavoce del ministero del Commercio, Gao Feng, ha assicurato che Pechino ha “la determinazione e la capacità per difendere i suoi interessi, ma spera che Usa e Cina possano incontrarsi a metà strada. Gli Stati Uniti – ha aggiunto – ci hanno assegnato molte etichette, come la marcia indietro, il ritorno sulla parola data e così via. Molte promesse sono state imposte alla Cina”. “La parte cinese ha mantenuto le sue promesse e questo non è mai venuto meno da parte nostra”. La partecipazione di Liu, ha aggiunto, “mostra la responsabilità della Cina a concludere i negoziati” ed “è la dimostrazione della sincerità della Cina” che si oppone “ai dazi imposti unilateralmente”, convinta anche che “non ci siano vincitori in caso di una guerra commerciale”. Uno scontro frontale è “contro gli interessi di Cina e Usa e non porterà benefici a popoli del mondo. Auspichiamo che Cina e Usa si incontrano a metà strada e lavorino assieme“. Sulle ipotesi di “necessarie contromisure” ventilate ieri dal ministero del Commercio cinese in risposta ai nuovi dazi di Trump, Gao ha tagliato corto dicendo che “rilasceremo informazioni in maniera tempestiva“.

L'incontro

Il vicepremier cinese “sta volando” negli Stati Uniti per continuare le trattative commerciali, ma la Cina ha “rotto l'accordo” e “pagherà“, ha intanto affermato il presidente Donald Trump in Florida, secondo quanto riportato dai media americani.  Le trattative commerciali fra Usa e Cina dovrebbero riprendere nelle prossime ore e alla mezzanotte di venerdì sono previsti i nuovi dazi contro Pechino. La Cina ha negato di aver fatto passi indietro rispetto alle promesse fatte al governo degli Stati Uniti nei negoziati commerciali tra le due potenze.  

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