Oman, giornalisti e cittadini perseguitati per le opinioni sui social network

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:11

Le forze di sicurezza dell’Oman infrangono i più elementari diritti umani, arrestando e perseguitando coloro che usano i social network e chiunque appartenga all’opposizione: a dirlo sono gli attivisti di Human Rights Watch. secondo l’organizzazione umanitaria diversi giornalisti, politici e cittadini comuni sarebbero stati ammanettati senza alcun mandato e portati in prigioni di cui non si conosce l’esatta ubicazione.

“Le forze di sicurezza dell’Oman molestano e arrestano arbitrariamente gli attivisti dei diritti mani, gli utenti dei social media e chiunque critichi le politiche governative – hanno spiegato i volontari di HRW dal sito – Il Paese dovrebbe rilasciare immediatamente tutti i detenuti portati in cella esclusivamente per aver esercitato i loro diritti di espressione, di associazione e di riunione pacifica”. una situazione che va avanti da anni ma che sta notevolmente peggiorando negli ultimi mesi.

Durante le manifestazioni pro-riforma del 2011 e del 2012, le autorità locali hanno ripetutamente violato le norme internazionali sui diritti umani, secondo HRW. Centinaia di manifestanti sono stati arrestati, basandosi su leggi che criminalizzano i “raduni illegali” e che rendono le critiche legittime alle autorità “insulti” verso il Sultano Qaboos bin Said Al Said. Anche se il premier ha rilasciato la maggior parte dei manifestanti arrestati in quelle occasioni, le forze di sicurezza dell’Oman “continuano a molestare e detenere attivisti pacifici, basandosi su eccessivamente leggi che criminalizzano il pacifico esercizio dei diritti fondamentali”.

Il 10 dicembre, le forze di sicurezza dell’Oman hanno arrestato una giornalista e attivista dei diritti umani a causa di alcuni post su Facebook, in cui chiedeva riforme politiche e sociali. Arresti simili erano già stati effettuati in l’estate: secondo i volontari dell’associazione umanitaria, nel mese di settembre, un club del libro e un forum per dibattiti pubblici su questioni politiche e sociali è stato chiuso. Il 13 settembre, anche il relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione Maina Kiai ha spramente criticato l’Oman per le suddette violazioni.

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