Non solo Mediterraneo: migranti africani anche negli Usa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:50

Al numero, sempre crescente, di migranti provenienti dall'America Centrale, la polizia impegnata al confine statunitense deve ora fronteggiare una nuova emergenza: centinaia di migranti africani. Per molti di loro, la prospettiva di un viaggio disperato tra l’Atlantico e l’America Centrale è meno forte se comparata alla situazione in cui versano nei Paesi di provenienza. E così, dal mese di ottobre, oltre 700 migranti africani sono stati fermati al confine con gli Stati Uniti. Un’anomalia, a cui ne segue un’altra, perché i punti di approdo principali sono due località situate agli antipodi della costa orientale: San Antonio (Texas) e Portland (Maine). Negli ultimi tempi, le stesse città non sono in grado di fronteggiare le crescenti ondate migratorie. Al confine con il Messico, le autorità si trovano, infatti, a gestire nuovi arrivi insieme alle centinaia di migranti provenienti da El Salvador, Guatemala, Honduras e Messico: “È sicuramente un'anomalia che non abbiamo mai sperimentato prima” ha dichiarato al quotidiano The New York Times Raul Ortiz, a capo delle forze che pattugliano il confine nel settore del Rio.

Un viaggio difficile

Al loro arrivo, i migranti non nascondono la loro angoscia. Secondo le testimonianze di molti di loro, alla traversata s’aggiunge il viaggio pericoloso attraverso l’America Centrale. Alcuni migranti congolesi hanno riferito, per esempio, di scontri armati tra le milizie locali e i soldati governativi, mentre non è raro che diverse donne riferiscano di essere vittime di stupri durante la traversata nella savana. I soggetti più fragili, come i bambini, rischiano di morire a causa delle malattie contratte durante il viaggio.

Un'ondata in aumento

Stando ai dati forniti dal Migrant Resource Centre, dal 2007 al 2018, circa 25 migranti africani provenienti da Congo e Angola sono stati fermati al confine con gli Stati Uniti. Secondo il centro, negli anni scorsi molti migranti africani raggiungevano gli Usa per ricongiungersi ai loro familiari già in loco. Oggi tanti di loro non hanno legami familiari nel Paese e la polizia fa affidamento alle associazioni locali, che cercano di fornire loro biglietti di viaggio. Soltanto negli ultimi giorni, la città di San Antonio si è occupata dell’assistenza di circa 300 migranti africani, la maggior parte dei quali provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Angola, e rilasciati dalle autorità il 4 giugno. Stando a fonti locali, questo è un numero parziale, che non ritrae nel complesso la situazione d’emergenza. 

L'anomalia di Portland

Oltre ai numeri, a sorprendere le autorità locali è il secondo punto di approdo di molti migranti africani: Portland, a circa 1200 miglia da San Antonio. La più grande città del Maine, che conta un popolazione di 66.417 persone, ha accolto venerdì scorso 200 migranti in un rifugio temporaneo di emergenza allestito nel Portland Expo Center. La città vanta una grande comunità congolese e ha costruito una reputazione come luogo di accoglienza per i richiedenti asilo. Negli anni scorsi, è stato anche creato il Fondo di sostegno della comunità di Portland, finanziato dal governo per fornire canoni di locazione agevolati e altre forme di assistenza per i richiedenti asilo. Spesso sono le stesse autorità a consigliare, ai migranti che vengono rilasciati, di raggiungere le città settentrionali. “Non considero che questa crisi possa minare alla nostra comunità” ha dichiarato il sindaco della città, Ethan Strimling, annunciando l’avvio di una campagna di donazioni che, nel giro di 36 ore, ha raccolto circa 20.000 dollari. 

L’impegno delle associazioni cattoliche

Nei giorni scorsi, le associazioni cattoliche impegnate nel sociale operanti a San Antonio hanno speso circa 125.000 dollari per l’acquisto di biglietti aerei e ticket di viaggio riservati ai migranti Africani, attingendone dal fondo riservato ai migranti provenienti dall’America Centrale. “Nessuno è preparato per gestire quest’emergenza – ha dichiarato Antonio Férnandez, presidente di un’associazione caritatevole cattolica della città -. Avevamo pianificato di spendere 120.000 dollari in tre o quattro mesi. Li abbiamo finiti in cinque giorni. Ora chiediamo aiuto per sostenere nuovi aiuti”. Negli ultimi mesi, i gruppi cittadini e le associazioni hanno stimato una spesa di oltre 600.000 dollari riservata all'assistenza e approvvigionamento degli ultimi migranti.

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