Nel Kashmir l'India vuole riscrivere la storia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:30

Non si placa la reazione a catena scatenata dal governo di Nuova Dehi. Il Pakistan ha convocato, per la seconda volta in una settimana, la sessione del Comitato di sicurezza nazionale per chiarire la questione riguardante il Kashmir, la cui autonomia è stata revocata nei giorni scorsi dal governo indiano. Secondo quanto riferisce La Presse, nelle ultime ore il Pakistan avrebbe espulso l'ambasciatore indiano e sospeso le relazioni commericali con il Paese vicino. In una nota, il ministro degli Esteri, Shah Mehmood Qureshi, ha fatto, inoltre, sapere che il governo di Islamabad richiamerà a breve il suo ambasciatore a Delhi. 

Galeotta fu la revoca

Due giorni fa, il parlamento indiano ha revocato l'articolo 370 della Costituzione che garantiva alle regioni di Jammu e Kashmir, cuore dell'Himalaya e vero e proprio “stato cuscinetto” fra India e Pakistan, l'autonomia vigente da decenni. In questo modo, il governo del primo ministro Narendra Modi è entrato a gamba tesa in un contesto già precario. Il ministro dell'Interno indiano, Amith Shah, ha di recente dichiarato che “in Jammu e Kashmir la costituzione sarà applicata integralmente”: i due Stati sono, infatti, considerati una coperta troppo corta per entrambi i Paesi che non hanno mai cessato di riproporre la loro ingerenza in modo intermittente. La mossa dell'India avrà delle ripercussioni politiche molto forti, come sta dimostrando la risposta della controparte. Islamabad ha, in ultimo, annunciato che potrà sospendere i voli indiani sul cielo pakistano. Anche le Nazioni Unite stanno monitorando la situazione: il segretario generale, António Guterres, ha invitato i due Paesi ad abbassare i toni, ma il timore è che la situazione possa sfuggire di mano.

La decisione indiana

Il governo indiano è stato risoluto nell'abolire l'autonomia della regione. Con la presunta intenzione di promuovere una buona attività di governo, Delhi ha revocato anche il diritto di acquistare proprietà immobiliari da parte dei non residenti, aprendo la regione a ingenti investimenti indiani nel settore. Ma il Pakistan non ci sta. Per il primo ministro, Imran Khan, si tratta di una “violazione delle risoluzioni del consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti”, mentre il ministro degli Esteri pakistano ha prospettato il “ricorso a tutte le opzioni disponbili per contrastare le decisioni illegali”. Secondo quanto riferisce Agenzia Nova, il Pakistan ha deciso di aumentare lo stato di allerta nel Paese in vista di eventuali misure di ritorsione. Ieri, infatti, anche la Camera Alta di Delhi han approvato, con 367 voti favorevoli e 67 contrari, l'abolizione dell'autonomia.

Cosa succederà al Kashmir

Con il disegno di legge vigente, lo stato amministrativo di Jammu e Kashmir passerà ad essere un territorio sindacale: uno status quo in cui il governo indiano ha più voce in capitolo negli affari interni. Già prima che le due camere prendessero ferma posizione sulla regione, l'India aveva avviato una serie di operazioni militari dal carattere di una vera e propria repressione militare. Come sottolinea il settimanale Internazionale, diversi dirigenti locali sono stati arrestati e anche la linea telefonica è stata sospesa. Secondo l'agenzia di stampa Press Trust of India, fra gli arrestati vi sarebbero anche i due ex-governatori Mehbooba Mufti e Omar Adullah, che in passato hanno denunciato la revoca dello status autonomo della regione come minaccia del governo di Narendra Modi rivolto alla popolazione del Kashmir. Per ora il destino dell'intera regione è incerto, perché sarà determinato dalle politiche che entrambe le parti appronteranno.

La più grande paura

A palesare una certa preoccupazione vi sono le Nazioni Unite: il portavoce del segretario generale dell'Onu, Stephane Dujarric, ha invitato i due “belligeranti” alla prudenza, annunciando il dispiegaento di forze neutrali per mantenere il cessate il fuoco. Il timore più grande riguarda il fatto che entrambi i Paesi sono delle potenze nucleari. Da quando ha preso il potere, il partito del primo ministro Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party (Bjp), ha sempre condotto con una certa risolutezza il programma nuclare del sub-continente. Come ricorda Chris Smith sulla rivista di geopolitica Limes, tutto è iniziato l'11 maggio del 1998, quando nel deserto del Rajasthan, il governo dell'allora primo ministro Atal Behari Vajpayee diede inizio a cinque esperimenti nucleari per “intezioni pacifiche”. A distanza di 17 giorni, il Pakistan reagì con altrettanti test con l'obiettivo di dare una risposta politca al suo vicino. A distanza di venti anni, le armi nucleari delle due potenze restano un simbolico dispiegamento di minacce reciproce che rischia di portare al collasso l'intera area dell'Asia meridionale con effetti che potrebbe farsi sentire in un futuro prossimo.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.