Mladic condannato all'ergastolo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:15

Ratko Mladic finirà i suoi giorni in carcere. Il Tribunale penale internazionale dell'Aja ha condannato all'ergastolo l'ex generale serbo, tra i responsabili del massacro di Srebrenica. Mladic, si legge nella sentenza, volle portare avanti una micidiale campagna di bombardamenti e cecchini e nella cittadina bosniaca perpetrò genocidio, sterminio, assassinio e atti disumani attraverso trasferimenti forzati. Ce n'è abbastanza per non vedere più la luce del sole. Ed è questo, infatti, il destino dell'ex ufficiale, che ha accolto la decisione con uno scatto d'ira, tanto da essere allontanato dall'aula.  

Eroe nazionale

Quella di Mladic è una figura controversa: eroe nazionale per la minoranza serbo bosniaca, spietato assassino per la comunità musulmana. E il dibattito sulle azioni commesse durante la guerra nell'ex Jugoslavia si è acceso alla vigilia della pronuncia della corte. Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska (anima serba della Bosnia), ha detto che Mladic fece il suo dovere di comandante militare in maniera professionale e patriottica, e che la sua condanna non farà altro che rafforzare il mito su di lui. “Ratko Mladic resta una leggenda per il popolo serbo, un uomo che mise le sue capacità umane e professionali a difesa della libertà del popolo serbo, ovunque esso fosse”, ha affermato il leader serbo-bosniaco. Sono tanti i serbi che continuano a considerare Mladic un autentico eroe. Nel suo paese natale di Bozinovic, in Bosnia, la via principale è intitolata a lui e in gran parte delle case sono in bella mostra foto e poster dell'ex generale. E in Serbia non è raro vedere in vendita in mercatini e stand per turisti magliette con il ritratto di Ratko Mladic con su la scritta “Eroe Serbo”.

Boia

Sull'altro fronte, decine di attivisti e rappresentanti delle vittime di guerra in Bosnia si sono recati all'Aja per assistere alla sentenza e urlare la propria soddisfazione al momento della condanna. Per questo molti osservatori ritengono che la sentenza di oggi accentuerà ulteriormente la già forte e netta contrapposizione etnica in Bosnia-Erzegovina, creando nuovi ostacoli al difficile processo di riconciliazione

Rissa sfiorata

A riprova del clima teso che ha accompagnato una sentenza storica l'incidente verificatosi fuori dal Tpi, poco prima dell'udienza. Bakira Hasecic, presidente dell'associazione “Donne vittime della guerra“, si è avvicinata a un uomo che portava una bandiera serba cercando di strappargliela dalle mani. Ne è nato un inizio di colluttazione, e la polizia olandese è intervenuta per calmare la situazione. “E' triste vedere come oggi si glorifichino persone che si sono macchiate dei crimini più orrendi“, ha detto la donna a N1. “E' triste assistere all'esaltazione del genocidio e degli stupri di massa ai danni delle donne non serbe, in particolare bosniache. Io sono una di quelle donne violentate”, ha aggiunto Hasecic. L'uomo con la bandiera da parte sua ha detto a N1 che ha il diritto di “sostenere il generale Mladic“. “Loro lo possono fare, e lo posso fare anch'io”.

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