L'Ocse vede una minaccia populista

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00

L'Ocse mette in guardia dai populismi, considerati una minaccia per la tenuta dell'Eurozona. “Un evento politico negativo come l'ascesa di partiti populisti in alcuni alcuni Paesi dell'area euro, associato all'architettura incompiuta dell'Eurozona – scrive l'organizzazione con sede a Parigi – potrebbe portare ad un ripido aumento della ridenominazione del rischio e alla perdita di accesso al mercato per alcuni debiti sovrani della zona euro”. Anche l'aumento di misure protezioniste è segnalato tra i rischi.

Crediti deteriorati

“Una più rapida soluzione sull'alto livello di crediti deteriorati in diversi Paesi sarebbe cruciale per facilitare lo sviluppo del credito e la trasmissione della politica monetaria – spiega l'Ocse -. Anche se in discesa, sono sempre alti in alcuni Paesi colpiti dalla crisi. In Italia al momento sono più alti che in Irlanda”. Secondo l'Ocse “un'accelerazione della soluzione ai non perfoming loans (Npl) è la chiave per espandere il credito bancario”, visto che l'alto livello è ancora un “problema per la stabilità finanziaria“.

Crescita

L'Eurozona, prosegue l'Ocse, sta crescendo in modo “robusto” e i Paesi dovrebbero approfittare dell'espansione per “migliorare la loro posizione di bilancio“. In particolare, quelli ad alto debito “dovrebbero assicurarne una discesa significativa“, consapevoli che “il consolidamento di bilancio è desiderabile quando i tempi sono buoni“. Secondo l'Ocse bisognerebbe anche semplificare le regole del Patto, “mantenendo la necessaria flessibilità per tenere in considerazione la situazione economica”.

Il ruolo della Bce

La Banca centrale europea viene invitata a mantenere la sua politica accomodante e le banche a risolvere il problema dei crediti deteriorati, in particolare in Italia, dove il “livello degli Npl è attualmente superiore che in Irlanda”. Inoltre, l'Ocse mette in evidenza come l'Italia e la Spagna siano i due Paesi che hanno tratto maggior beneficio dal Qe della Bce, i cui acquisti, che a partire dalla fine de quest'anno cesseranno, hanno consentito un calo dei rendimenti dei titoli decennali del Tesoro.

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