Liberate 40 schiave del sesso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:42

Donne migranti, tenute prigioniere e sottoposte alle peggiori privazioni, prima di essere utilizzate nel mercato del sesso come vere e proprie schiave. Uno scenario atroce che, però, è quanto accadeva a più di 40 donne venezuelane, emigrate in Colombia e qui rapite per essere impiegate come merce nel perverso giro di criminalità, nel quale le ragazze erano costrette a prostituirsi rientrando in quello che, a tutti gli effetti, era un traffico di esseri umani. L'organizzazione agiva sul confine, nella città di frontiera di Cucuta, dove rapiva le donne per poi trasferirle a Bogotà privandole dei documenti, prima di far scontare loro il “prezzo” del passaggio costringendole a vendere il proprio corpo per 20 giorni.

Crimine organizzato

Un giro di criminalità organizzato e tremendo, un vero e proprio racket sudamericano: le donne, secondo quanto appurato dalla Procura guidato dal pm Nestor Martinez, erano sottoposte a orari massacranti, dovendo “lavorare” per 20 giorni praticamente per 24 ore, con soli 15 minuti di riposo giornalieri e un'esosa sanzione se non fossero tornate immediatamente al lavoro dopo un turno con uno sfruttatore. I criminali avevano anche ingaggiato un sedicente medico, il cui ruolo era quello di far abortire le ragazze semmai fossero rimaste incinta. Un'organizzazione stroncata dall'intervento della Polizia colombiana che, secondo quanto affermato dal ministro della Giustizia Jairo Garcia, avrebbero anche potuto essere salvate prima, non fosse stato per la delazione di un agente ai membri del giro di sfruttatori.

I dettagli dello sfruttamento

Sconvolgenti i dettagli riferiti dal ministro Garcia, secondo il quale l'organizzazione, al momento dell'adescamento, diceva alle ragazze “che tutto sarebbe andato bene, ma quando sono arrivate a Bogotà si sono viste trattenere i documenti e sono state messe sotto chiave”. Un giro che, purtroppo, è strettamente connesso al fenomeno dell'immigrazione dal Venezuela alla Colombia, aumentato in modo tale da destare seria preoccupazione alle organizzazioni internazionali per i Diritti umani: la cattura delle giovani donne avveniva facendo leva sulle difficili condizioni sociali, dietro promessa di denaro o cibo. La liberazione delle 40 ragazze, a ogni modo, rappresenta solo una parte della vastissima operzione compiuta per sottrarli alle grinfie del racket (tra l'altro, le donne salvate non sarebbero nemmeno la metà di quelle rapite, molte delle quali si troverebbero ancora a Cucuta), nell'ambito della quale sono state arrestate 144 persone.

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