La neopresidente Áñez cambia i ministri. Morales dal Messico la condanna

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:57

Si è di fatto autoproclamata presidente ad interim. Ora Jeanine Áñez sta definendo la squadra di governo, che la aiuterà nel difficile compito di traghettare il Paese alle prossime elezioni generali. Si tratta di un “gabinetto tecnico perché la missione principale è quella di ripristinare in maniera immediata i servizi degli enti pubblici” è stato il commento della neo-presidente alla stampa locale, mentre fioccano i primi nomi.

Nuove nomine

Le nomine di Áñez rispecchiano appieno il suo desiderio di “riconciliazione” tra le forze politiche per un Paese pacificato: “Questo è un governo di trransizione dove in prima istanza è eleggere un Parlamento Nazionale probo, meritevole” ha dichiarato da La Paz all'emittente Cnn. Al ministero della Presidenza, che fa da ago della bilancia dell'intero esecutivo, è stato nominato Jeres Justiniano Atalà, consigliere del leader dell'opposizione civica, Luis Ferdinando Camacho. Al dicastero dell'Interno è stato designato Arturo Murillo, senatore del Partito di opposizione Unità Nazionale. Il Ministero per l'Economia passa a José Luis Parada, titolare dello stesso incarico nella provincia di Santa Cruz, agli Esteri va Karen Longaric e Yerko Nunez alle Opere pubbliche. Roxana Lizarraga al Ministero della Comunicazione, mentre Luis Fernando Lopez al dicastero della Difesa. Alvaro Coimbra è il nuovo Ministro della Giustizia e della Trasparenza istituzionale e Mario Samuel Ordonez va al Ministero dello Sviluppo rurale, mentre Maria Elva Pinckert al Ministero dell'Ambiente.

La condanna di Morales

Il presidente dimissionario, Evo Morales, giunto in Messico, ha denunciato l'incostituzionalità della procedura, sottolineando che l'autoproclamazione della senatrice Áñez come presidente viola, di fatto, la Costituzione boliviana e le regole dell'ordinamento dell'Assemblea legislativa. Sul suo account Twitter, Morales ha lanciato una sferzata agli Stati Uniti e a quei Paesi che hanno riconosciuto la legittimità del neo-governo nel Paese, raggiunto senza il quorum necessario ad avviare la seduta, a causa dell'assenza dei parlamentari del governativo Movimento al socialismo (Mas), che dispone della maggioranza dei seggi. 

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Lo stesso si è rivolto “all'Onu, ai Paesi amici d'Europa e a Papa Francesco” perché possano aiutare a collaborare sulla strada del dialogo per contrastare “la violenza che attenta alla vita e pace sociale”.

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