JUNCKER: “NO AD UN’EUROPA DIVISA DA MURI ANTI-MIGRANTI”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:11

Mentre non accenna a placarsi l’emergenza migranti e la Macedonia decide di innalzare l’ennesimo muro in Europa, ad intervenire sull’argomento è Jean-Claude Juncker che mette in guardia “contro la miopia di chi vorrebbe un’europa divisa da muri anti-migranti”. Il presidente della Commissione dell’Unione Europea, in un lungo intervento pubblicato oggi da Repubblica, torna a ribadire che quando si parla di migrazioni “non bisogna dimenticare che parliamo di esseri umani” e sottolinea che l’unica differenza è che queste persone non possono vivere la loro vita “perché non hanno avuto la fortuna di essere nati come noi in una delle regioni più ricche e stabili del mondo. Mi preoccupa vedere che una parte della popolazione le respinge”.

Infatti la maggior parte dei profughi, che ogni giorno tentanto disperatamente di lasciare i loro Paesi di origine – la Siria devastata dalla guerra, la Libia scossa dalle atrocità dell’Is, o dall’Eritrea che vive sotto dittatura – per arrivare in Europa, dove sperano di trovare una stabilità. “Non esistono soluzioni nazionali efficaci. Nessuno stato membro può regolare le migrazioni efficacemente per conto suo – ha dichiarato Juncker -. Non servono solo i vertici straordinari dei Capi di Stato e di governo. Si è già tenuto un vertice sulle migrazioni, a novembre ci rincontreremo a Malta. Dobbiamo fare si che tutti gli Stati dell’Ue approvino subito le norme europee necessarie, dando loro immediata attuazione”.

In realtà il presidente della Commissione Ue non fornisce nuove soluzioni o nuove proposte, ma ribadisce le decisioni prese sul ruolo di Frontex e sulla redistribuzione dei migranti. “Non esistono soluzioni nazionali efficaci. Nessuno Stato membro può regolare le migrazioni efficacemente per conto suo – conclude il suo intervento Jean-Claude Junker -. L’Europa fallisce se la paura pende il sopravvento. L’Europa fallisce quando gli egoismi hanno più voce della solidarietà presente in ampie porzioni della nostra società”.

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