Julian Assange arrestato a Londra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:33

Barba bianca lunga e abbigliamento casual: così è apparso Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, al momento del suo arresto, avvenuto nell'ambasciata dell'Ecuador dopo che il governo del Paese latinoamericano ha revocato l'asilo che gli garantiva la permanenza nella sede diplomatica di Londra. Il fermo, eseguito in base al mandato spiccato nel 2012, è stato messo in atto da Scotland Yard che, dopo averlo arrestato, lo ha portato nella propria sede per l'interrogatorio. La richiesta di asilo all'Ecuador avvenne proprio sette anni fa, quando il governo guidato allora dal presidente Rafael Correa: all'epoca, su Assange vigeva una richiesta di estradizione in Svezia, dove era in piedi un'inchiesta per un'accusa di stupro. Correa ritenne fondato il timore del fondatore di WikiLeaks che, in caso l'estradizione fosse stata concessa, sarebbe stato esposto al rischio di trasferimento negli Stati Uniti dove, allo stesso tempo, era stata istituita un'inchiesta da parte del Grand Jury di Alexandria relativa alla pubblicazione di documenti segreti del governo statunitense.

L'indagine americana

Sembra che, al momento dell'arresto, Assange sia stato portato via di peso dagli agenti di Scotland Yard. In seguito, è arrivato l'annuncio del ministro dell'Interno, Sajid Javid, il quale ha confermato che “Julian Assange, 7 anni dopo essere entrato nell'ambasciata ecuadoriana, è ora sotto custodia della polizia per affrontare debitamente la giustizia del Regno Unito”, ringraziando al contempo”l'ambasciata dell'Ecuador per la sua cooperazione e la polizia per la sua professionalità: nessuno è al di sopra della legge”. Nessuna menzione alla possibile estradizione negli Usa anche se, al momento, la sensazione è che l'arresto possa in qualche modo entrare in relazione con l'indagine americana (il nome di WikiLeaks era emerso anche nell'ambito dell'inchiesta sul mailgate), al momento l'unica aperta anche se, dopo il fermo, la donna che lo aveva accusato di stupro ha chiesto la riapertura anche del fascicolo istituito dopo la sua denuncia.

WikiLeaks: “Violazione del diritto internazionale”

Immediata la reazione di WikiLeaks, la quale ha affermato attraverso un comunicato diffuso sul web che “l'Ecuador ha revocato illegalmente l'asilo politico concesso in precedenza a Julian Assange in violazione del diritto internazionale” e che, dietro l'arresto, si staglierebbe l'ombra della Cia e di “altri poteri”. Nel tweet, WikiLeaks afferma che il fondatore “è un figlio, un padre, un fratello. Ha vinto decine di premi di giornalismo ed è stato nominato per il Nobel per la pace dal 2010. Ma attori potenti, inclusa la Cia, sono impegnati in un sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo”. Al fianco dell'organizzazione si è schierata anche la Russia, con il portavoce degli Esteri, Maria Zakharova, a indicare l'arresto avvenuto a Londra come “un duro colpo alla democrazia”, la cui mano, afferma, “strangola la gola della libertà”.

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