Israele, nuove accuse di Netanyahu ai media: “Vogliono la mia incriminazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:54

Benjamin Netanyahu è tornato ad attaccare i media accusandoli di mettere in evidenza le indagini contro di lui per corruzione con l’obiettivo di mettere fine al suo governo. “L’industria delle false notizie – ha detto in un discorso ai sostenitori, stimati in 2/3mila, del suo partito il Likud – è al suo massimo e lo scopo delle proteste è quello di farmi incriminare ad ogni costo“. Secondo il premier israeliano gli organi di informazione “danno notizie entusiasticamente e senza fine delle proteste della sinistra. Le stesse proteste il cui fine è applicare pressioni improprie in modo che un’incriminazione sia emessa”, ha spiegato riferendosi alle manifestazioni che ogni sabato sera, da mesi, si svolgono sotto la casa dell’Avvocato Generale dello stato a Gerusalemme Avichai Mandelblit a favore di una rapida messa in accusa.

Manifestazioni che potranno proseguire, come ha stabilito la scorsa settimana la Corte Suprema, accogliendo ad interim la petizione del “Movimento per la qualità del governo in Israele” contro la decisione della polizia di impedire proteste. L’unica limitazione imposta dalla Corte è che i manifestanti non potranno superare il numero di 500 persone. “Il diritto dei residenti alla propria quiete” non si avvicina – ha scritto la Corte – “al diritto per la libertà di espressione e di manifestare“. Le manifestazioni sono in corso dal dicembre del 2016 per premere su Mandelblit al fine di indagini più serrate; ultimamente il Likud ha organizzato nello stesso luogo iniziative a sostegno di Netanyahu che ha definito le inchieste in corso “un tentativo di putsch”.

Le proteste sono aumentate nel numero dei manifestanti nelle ultime settimane dopo la notizia dell’indagine sul primo ministro: all’inizio, nello scorso corso dicembre, a partecipare – hanno ricordato i media – erano state una trentina di persone mentre ora si è arrivati a 2500.

Netanyahu – che respinge con forza le accuse – è indagato in due distinte inchieste: la prima, “Case 1000“, riguarda presunti regali illeciti ricevuti dal premier e dalla sua famiglia da notabili milionari; la seconda, “Case 2000“, concerne un presunto accordo con l’editore di Yediot Ahronot per ridurre la diffusione di un giornale rivale.

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