ISRAELE: BIMBO PALESTINESE BRUCIATO VIVO, 9 ARRESTI NELLE COLONIE EBRAICHE

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:00

Nove persone sono state arrestate nell’ambito dell’inchiesta sull’attacco terroristico a Duma. Lo rende noto la polizia israeliana che ha effettuato un raid tra i coloni ebrei degli insediamenti illegali in Cisgiordania. Alcuni fondamentalisti ebrei, nella notte tra il 30 e il 31 luglio, avevano appiccato un incendio a una casa uccidendo un bambino palestinese di 18 mesi, morto tra le fiamme. Sabato 8 agosto era deceduto anche il padre del piccolo; la madre 26enne con un altro figlio di 4 anni sono attualmente in ospedale in gravissime condizioni a causa delle ustioni riportate.

“L’unità della polizia specializzata nella lotta contro i crimini di matrice nazionalista – recita testualmente il comunicato della polizia – domenica mattina ha proceduto a perquisizioni e arresti di numerosi sospetti nelle colonie nel quadro dell’inchiesta sui fatti di Duma”. Il ministero della Difesa israeliano ha reso noto di aver autorizzato un fermo amministrativo di sei mesi nei confronti dei giovani coloni fermati. Il provvedimento può essere prorogato e viene di norma usato nei confronti dei palestinesi sospettati di aver compiuto o voler compiere attentati.

Intanto in Israele è alta la tensione tra il governo e alcune frange estremiste di ultraortodossi. Secondo il Presidente Reuven Rivlin, esponente storico del Likud (partito di Benyamin Netanyahu) “Israele sta vivendo una grande frattura e non si può escludere che l’attuale tensione conduca ad omicidi politici come avvenuto in passato per l’ex premier Yitzhak Rabin”. L’ex ministro di Ariel Sharon ed ex presidente della Knesset, nelle ultime settimane, è stato oggetto sui social di una campagna di istigazione all’odio da parte dei gruppi radicali ebraici per aver denunciato il clima di intolleranza che si respira nel Paese.

“Il terrorismo è terrorismo e non importa a quale nazionalità appartenga” aveva spiegato Rivlin in una recente intervista: “Quello ebraico è un pericolo per Israele al pari di quello arabo. Abbiamo bisogno, come nazione, popolo e moralità, di prevenire ogni possibilità di terrorismo”, aveva concluso, assicurando che le minacce non lo avrebbero intimorito.

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