In Siria la “piccola Londra” dell’Isis, il campo base dei jihadisti dell’Occidente

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L’allarme è stato lanciato da più parti. Certamente dai servizi segreti, che hanno relazionato sul tema diversi governi, ma anche dai rapporti internazionali che hanno fotografato il fenomeno dei giovani occidentali  che lasciano la madre patria per arruolarsi con gli estremisti islamici. Ora arrivano nuove conferme: la città di Manbij, a nord della Siria, è stata ribattezzata la ‘piccola Londra’ dell’Isis. A rivelarlo al Sunday Times è l’ex prigioniero dello Stato islamico, Ahmad Walid Rashidi; secondo quanto raccontato, sono tanti i jihadisti che arrivano da Gran Bretagna e Germania. ”Si sente parlare ovunque in inglese e tedesco”, ha detto il 23enne volontario danese di origine afgana nelle mani dei miliziani per un mese. Poi la rivelazione choc: gli europei sarebbero molto più crudeli dei loro commilitoni arabi ”per guadagnarsi la loro fiducia”.

Intanto ieri è stato respinto in Libia un attacco dei miliziani islamici ai pozzi di Sirte. “Un suicidio collettivo”, lo ha  definito il portavoce del comando generale delle forze armate libiche, il colonnello Sakr El Grouchi. I combattenti di Fajr Libya (Alba della Libia) hanno cercato di prendere il controllo dei pozzi di petrolio vicino a Sirte, nell’est del paese, ma senza successo: secondo il portavoce sono rimasti uccisi 38 miliziani nel bombardamento del loro convoglio da parte dell’aviazione governativa.

 

 

 

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