Il risveglio del califfato in Libia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:31

Il sedicente stato islamico (Is) è rimerso in Libia. È quanto mostrerebbe un video pubblicato di recente dai miliziani e girato, appunto, in una località del Paese. Nella registrazione, della durata di quattro minuti circa, si vede il leader Abu Musab al Libi, lo storico fondatore di una cellula del califfato nella città di Bengasi, rivolgersi a una trentina di combattenti a volto mascherato in una zona desertica. Il video è stato pubblicato da Amaq, l'agenzia affiliata all’organizzazione terroristica, e conferma la persistenza di cellule di miliziani in Libia.

Gli obiettivi del califatto

Nel Paese, l'Is si starebbe ricomponendo per effetturare rappresaglie contro l'esercito nazionale libico (Lna). Già nel maggio scorso, i miliziani islamisti avevano rivendicato la firma di un attacco dinamitardo al giacimento petrolifero sito nella città di Zillah, a circa 650 chilometri a sud-est della capitale Tripoli. La stessa città è stata al centro di importanti attacchi lo scorso anno ma, dopo aver perso la città di Sirte, storica roccaforte dell'Is, i miliziani si sono ritirati nel deserto. Visionando la registrazione, fonti locali hanno dichiarato che, con tutta probabilità, il video è stato girato in una zona desertica nel meridione del Paese.

L'avvertimento di Putin

Dopo l'incontro, di quattro giorni fa, con il presidente del Consiglio dei ministri italianoGiuseppe Conte, anche il presidente russo, Vladimir Putin, ha denunciato la preoccupante emersione del fenomeno terroristico in Libia. Nel Paese, la Russia sostiene il dialogo con il presidente di accordo nazionale, Fayez al Serray, e con il generale, Khalifa Haftar, con l'obiettivo di raggiungere un “cessate il fuoco” immediato. Nella conferenza a margine dell'incontro, Putin non ha mancato di assegnare le responsabilità della situazione instabile del Paese alla Nato. Ma ora per Mosca è il tempo di appianare le controversie: l'unico argine alla dilagante affiliazione che il video appena pubblicato conferma. 

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.