Il protezionismo preoccupa la Bce

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:25

La Banca centrale europea (Bce) difende il globalismo, per questo esprime preoccupazioni nei confronti delle politiche protezionistiche degli Stati e delle incertezze politiche. Nell'ultimo bollettino economico diffuso dall'Eurotower, si legge: “La dinamica espansiva dell'economia mondiale, che nella prima metà del 2018 ha evidenziato un ritmo di crescita costante, dovrebbe subire una moderazione nel contesto di crescenti rischi e incertezze correlati all'emergere di spinte protezionistiche, alle vulnerabilità dei mercati emergenti e alla volatilità dei mercati finanziari”. Secondo la Bce, comunque, “nel medio periodo, l'attività economica mondiale dovrebbe espandersi a un ritmo che si avvicina alla crescita potenziale”. Del resto – si legge ancora – “i più recenti indicatori economici e gli ultimi risultati delle indagini congiunturali confermano il perdurare di un'espansione generalizzata dell'economia nell'area dell'euro, malgrado una certa moderazione seguita alla forte crescita del 2017″.

Gli Usa perderanno la guerra commerciale

A testimonianza della dannosità delle guerre commerciali, la Bce spiega nel suo bollettino che l'economia Usa potrebbe subire una riduzione di circa il 2% nel primo anno di un conflitto commerciale a tutto campo con il resto del mondo, mentre la Cina e altre economie potrebbero guadagnarci su. Gli economisti della Bce hanno modellato uno scenario in cui gli Stati Uniti procederebbero a un ipotetico aumento del 10% delle tariffe di tutte le loro importazioni, mentre i suoi partner commerciali si vendicherebbero con un aumento tariffario equivalente sulle importazioni Usa. Da questa esercitazione emergerebbe che l'economia degli Stati Uniti si ridurrebbe di circa il 2% nel primo anno rispetto a una situazione di status quo.

Inflazione

L'inflazione dovrebbe restare sui livelli attuali: questo è un altro passaggio del bollettino. “In prospettiva – recita il documento -, sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile che nella restante parte dell'anno l'inflazione complessiva si collochi intorno ai livelli attuali” e cioè intorno al 2%. La Bce rileva che, “sebbene rimangano in generale contenute, le misure dell'inflazione di fondo sono in aumento rispetto ai livelli bassi osservati in precedenza. Le pressioni interne sui costi stanno diventando più forti e generalizzate a fronte dell'elevato grado di utilizzo della capacità produttiva e delle condizioni più tese nei mercati del lavoro, che spingono al rialzo le retribuzioni. Ci si attende che l'inflazione di fondo riprenda a salire verso la fine dell'anno, per poi aumentare in modo graduale nel medio periodo, sostenuta dalle misure di politica monetaria della Bce, dal perdurare dell'espansione economica e dalla più vigorosa dinamica salariale”.

Quantitative easing e spread

A proposito di politiche monetarie della Bce, nel bollettino viene confermata la fine del Quantitative easing. A partire da gennaio – si legge – gli acquisti netti di titoli da parte dell'Eurotower finiranno, in previsione di un'inflazione che “continuerà stabilmente a convergere verso il livello previsto” e di rischi per lo scenario delineato che rimangono “bilanciati”. Il bollettino parla poi dello spread. “In un contesto di protratta incertezza politica in Italia, i differenziali sulle obbligazioni sovrane si sono dimostrati volatili”, si legge. E ancora: “Nonostante gli utili societari rimangano solidi, le quotazioni azionarie e obbligazionarie delle società finanziarie dell'area dell'euro sono diminuite, in un panorama di incertezza geopolitica e crescente volatilità nei mercati emergenti. Sui mercati dei cambi, l'euro si è sostanzialmente rafforzato su base ponderata per l'interscambio”.

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