Il messaggio dei Paesi del Sud Est asiatico a Pechino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:56

Un fine settimana per riprendere le fila della situazione nell'Indo-Pacifico. È stato questo l'obiettivo dell'incontro tra i leader di Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Thailandia, Singapore e Vietnam, i Paesi facenti parte dell'Asean, l'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico, tenutosi nei giorni scorsi a Bangkok per elaborare una strategia comune nell'intera regione. “Il summit ha concordato con l’iniziativa della Thailandia di rafforzare il ruolo guida dell’Asean nella condizione delle relazioni con i partner esterni nella regione” ha dichiarato ieri, al termine del summit, il primo ministro della Thailandia, Prayuth Chan-ocha, presidente 2019 dell'Asean. 

Un approccio comune

Lo scopo del vertice è quello di approntare una collaborazione comune davanti alle sfide dell'intera area. Da una parte, l'Asean riconosce come urgente affrontare il rapporto con Paesi “forti” e, talora, ingombranti come Cina e Stati Uniti; dall'altra, gli stessi Paesi ritengono strategico aprirsi ad opportunità nuove come Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta cinese. In occasione del summit, l'Asean ha sottolineato l'importanza di confrontarsi con i diversi Paesi interlocutori delle aree limitrofe, tra cui quelli dell'Asia-Pacifico e dell'enclave indiano, per gestire più efficacemente la sfida dell’espansionismo marittimo della Cina nel Mar Cinese Meridionale. Nel definire la prospettiva dell’Asean, i Paesi membri hanno sottolineato il carattere indipendente dell’organizzazione allo scopo di mantenere aperti i margini per buone relazioni tanto con gli Stati Uniti, quanto con la Cina.

Asean e Cina

Come ha sottolineato Chan-ocha, “La cooperazione nell’ambito del contesto Indo-Pacifico dovrebbe essere basata sull’inclusività e la centralità dell’Asean” indicando, tra gli obiettivi principali, “risultati tangibili” verso le regioni che ne fanno parte. L'Associazione ha, infatti, riconosciuto il crescente interesse di Pechino verso i Paesi dell'area: un messaggio diretto a Cambogia e Laos, due membri dell'Asean, che hanno ricevuto ingenti finanziamenti da parte degli investitori cinesi. Il comunicato, congiunto diffuso al termine del summit, ha deliberato l'impegno dell'Associazione a mantenersi “vigile di fronte alla violenta marea del protezionismo e dei sentimenti anti-globalizzazione che continuano ad affliggere l’economia globale, e che pone a rischio il multilateralismo”. Per quanto riguarda la crescente presenza militare di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, l'Asean non ha nascosto la sua preoccupazione per la creazione di infrastrutture militari da parte della Cina in diversi atolli contesi. Il colloquio con Pechino è importante in vista dell'adozione dell'accordo multilaterale di libero scambio (Regional Comprehensive Economic Partnership) per la gestione dei rapporti commerciali. Su questo punto, l'Organizzazione ha ammesso di aver dibattuto soltanto su circa il 40% dell'agenda e ancora molto va fatto in alcune materie, come la proprietà intellettuale, l'e-commerce e i servizi finanziari.

Il sostegno ai Rohingya

Il summit è stata l'occasione per ribadire un maggiore impegno nei confronti dei musulmani rohingya, sottoposti a ripetute violenze da parte degli ufficiali dell'esercito birmano e, dunque, costretti a fuggire dallo stato del Rakhine, nel nord del Paese. Nel documento dell'Asean, i Paesi membri hanno ribadito il sostegno al “Myanmar a garantire il rientro sicuro e dignitoso” della minoranza musulmana. A oggi, si calcola che circa 740.000 Rohingya sono fuggiti in Bangladesh a partire da agosto 2017. Un anno fa, le Nazioni Unite avevano chiesto alla giustizia internazionale di perseguire il capo dell'esercito birmano per aver commesso “crimini contro l'umanità”.

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