Hong Kong torna alla normalità, il governo cinese esulta

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Si conclude con 200 arresti la protesta pacifica di Occupy Central, l’occupazione del centro di Hong Kong da parte dei manifestanti pro-democrazia, durata 73 giorni. Le autorità di Pechino hanno salutato con gioia lo smantellamento dell’ultimo presidio degli attivisti, che dal 28 settembre scorso chiedevano a gran voce la possibilità di avere elezioni libere.

Da una parte il governo cinese rivendica il successo: lo mantellamento delle ultime barricate è iniziato giovedì e si è concluso iersi sera senza grossi incidenti, a parte un gruppo di 200 manifestanti arrestati per aver resistito allo sgombero in modo pacifico. Dall’altra parte molti osservatori internazionali sottolineano come la “rivoluzione degli ombrelli” sia la prima vera massiccia protesta da quando Hong Kong è tornata sotto il controllo cinese: una contestazione che ha molte probabilità di riaccendersi in futuro. Dopo i cento anni di dominio britannico, infatti, la metropoli difficilmente si adeguerà in toto ai dettami di Pechino.

Da ieri sera le strade nevralgiche del quartiere degli affari di Admiralty sono ritornate lentamente alla normalità, dopo essere state chiuse per quasi due mesi per i sit-in: fra gli attivisti “irriducibili” arrestati, anche personalità di spicco come il magnate dei media Jimmy Lai, la cantante Denise Ho, e Martin Lee, avvocato e figura storica del movimento pro-democrazia di Hong Kong. A fianco dei manifestanti, in questi mesi, c’era anche il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, che ha fatto spesso da mediatore fra gli attivisti e la polizia cinese.

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