Harvey Weinstein espulso dall’Academy Awards

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Sono arrivate le prime (attese) ripercussioni di Hollywood sul caso Weinstein: il potentissimo produttore, accusato da un nutrito numero di attrici di molestie sessuali, è stato infatti depennato dalla Academy Awards, la ristretta cerchia di nomi incaricata di assegnare i Premi Oscar i membri della quale lo restano a vita. Una decisione clamorosa ed estremamente rara (l’ultimo caso risale al 2004) che, senza dubbio, scuote dalle fondamenta il mondo dorato del cinema americano: intoccabili, finora, erano stati i nomi rientranti in tale elevatissimo rango della Hollywood dei sogni, con la commissione che ha votato per i due terzi a favore dell’espulsione di Weinstein ma, soprattutto, ha lapidariamente commentato che“l’era della deliberata ignoranza e della vergognosa complicità in un comportamento sessuale predatorio e di molestie sul lavoro nella nostra industria è finito”.

La nuova linea di Hollywood

Un riferimento, probabilmente, ai casi che hanno in passato occupato pagine rilevanti delle cronache mondiali (come nel caso di Roman Polanski) i quali, pur facendo versare non poco inchiostro, non hanno probabilmente raggiunto la gravità dell’attuale posizione di Weinstein: le accuse nei confronti del produttore, infatti, sono arrivate a 40, con una mobilitazione massiccia sui social contro le molestie di tipo sessuale e a favore delle attrici e delle dipendenti che hanno denunciato gli atteggiamenti dell’uomo. Lo star system hollywoodiano ha deciso così di chiudere con l’epoca dei silenzi, fissando nuove regole e nuovi criteri di valutazione che, di fatto, sembrano assumere l’aria di una schermatura nei confronti di una possibile perdita di credibilità.

Ombre e fantasmi

Il produttore newyorkese, classe 1952, negli anni ha messo in piedi un vero e proprio impero finanziario legato al mondo dell’industria cinematografica, fondando la Miramax Films nel 1979, assieme al fratello Bob, e accrescendo via via il suo potere nel board dell’Academy, guadagnandosiprestigio e influenza. Nel 1999, addirittura, arrivò a conquistarsi il suo primo Oscar attraverso la produzione del film “Shakespeare in love”, straordinario successo di critica e di botteghino che, definitivamente, spalancò a Weinstein le porte del potere nello star system. Ora, con le accuse scagliate su di lui, l’impalcatura del suo successo inizia a venire rovinosamente giù: all’indomani degli scoop del “New York Times” sulle sue avances nei confronti di giovanissime attrici (alcune delle quali divenute grandi nomi) in cambio di un trampolino di lancio, la casa che aveva co-fondato nel 2005 e che porta il suo nome lo ha licenziato; l’Academy gli ha dato il benservito e, stando ad alcune voci, anche l’Oscar vinto 18 anni fa potrebbe essere clamorosamente revocato. Una sequela di eventi che, indubbiamente, distruggono l’immagine di Weinstein ma che incrinano anche il volto di Hollywood, dissotterrando casi storici sui quali, fino a questo momento, sulla costa pacifica degli Usa avevano si era preferito glissare.

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